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NUMERO 17 - 17/09/2014

 Il referendum in Scozia: tra devolution e indipendenza

Il 18 settembre i cittadini scozzesi saranno chiamati a decidere le sorti della propria nazione: l’indipendenza dal Regno Unito e l’acquisto della piena sovranità saranno oggetto del quesito referendario indetto dal Parlamento scozzese. Dalla volontà dell’Assemblea di Edimburgo di ottenere una “more devolution”, ovvero una maggiore autonomia fiscale, è nata una sfida dal profilo assai più elevato e dagli esiti incerti: un semplice ‘sì’ potrebbe metter fine a trecento anni di unione. Il presente articolo intende analizzare i possibili scenari di una Scozia effettivamente indipendente e sovrana: una campagna referendaria costruita essenzialmente su dati economici, che indicano una finanza pubblica più florida se slegata da quella inglese, sembra non aver posto la dovuta attenzione alle conseguenze giuridiche di una secessione ottenuta nel 2014. Il governo scozzese si mostra certo del mantenimento della stessa membership di cui gode attualmente sotto il Regno Unito sia nell’Unione europea che in organizzazioni internazionali quali l’ONU, la NATO e il Consiglio d’Europa. Nei paragrafi che seguono, si cercherà di riportare sia l’oggetto delle trattative successive ad un esito referendario positivo – sarà eventualmente l’articolo 48 o il disposto dell’articolo 49 del TUE a rendere la Scozia il 29° Stato membro? – sia la strada che verrà intrapresa nel caso di bocciatura del quesito – verso la “devolution max”? Essendo infatti escluso il mantenimento dello status quo, la consultazione referendaria di settembre ha comunque lo scopo indiretto di stimolare il Governo di Westminster a rimettere in gioco l’assetto ordinamentale di tutto il Regno Unito... (segue)



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