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NUMERO 18 - 01/10/2014

 Sei tesi in tema di diritti fondamentali e della loro tutela attraverso il “dialogo” tra Corti europee e Corti nazionali

Enuncio subito le tesi che mi sforzerò qui di argomentare. La prima ha riguardo alla necessità di adottare una prospettiva “integrata” o composita, affiancando a quella descrittiva, dalla quale usualmente si guarda al “dialogo” – come lo si è soliti, con una certa approssimazione e una non risolta ambiguità, chiamare – tra Corti europee e Corti nazionali, una prescrittiva (ed anzi, come a momenti si dirà, mescolandole assieme), la quale ultima assume ad oggetto di studio il modello o i modelli (a seconda che si faccia riferimento ad un solo ordinamento ovvero a più d’uno di essi) che presiedono al “dialogo” stesso: una integrazione che, da un punto di vista ancora più generale, è indicativa di un certo modo d’intendere il rapporto tra fatto e diritto. La seconda è che i diritti fondamentali oggi o sono “intercostituzionali”, nel senso che si preciserà, oppure puramente e semplicemente non sono e che, pertanto, l’angolo visuale adeguato alla osservazione delle loro vicende ed al loro riporto in uno studio teorico poggiante su basi idonee a sorreggerlo non può situarsi esclusivamente entro le mura di un ordinamento dato (per ciò che qui maggiormente importa, del nostro), svolgendosi – com’è stato secondo tradizione e come seguita assai di frequente ad essere – sul solo terreno costituzionale, ma è naturalmente (e di necessità) portato a proiettarsi al piano interordinamentale, al quale solo i diritti stessi possono comporsi in “sistema”, ricevere il loro compiuto e solido assetto, essere complessivamente appagati... (segue)

 



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