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FOCUS - Osservatorio Città metropolitane N. 1 - 21/01/2015

 Lo Statuto della Città metropolitana di Roma Capitale e il complesso processo di attuazione della legge Delrio

+ STATUTO ROMA

Si avvicina il primo compleanno della legge n. 56 del 2014 approvata nell’aprile dell’anno scorso e oggetto di continue modifiche all’interno di un complesso processo di attuazione che difficilmente troverà a breve la sua ultimazione; dopo le repentine correzioni introdotte già poche settimane dopo la sua approvazione (con il decreto-legge n. 66 convertito nella legge n. 89 e con il decreto-legge n. 90 convertito nella legge n. 114), la recente legge di stabilità 2015 (la n. 190 del 2014) ha adottato nuove norme che riguardano Province e Città metropolitane in materia, in particolare, di personale. Previsioni, queste, la cui coerenza con l’impianto della legge Delrio è tutta da dimostrare nella misura in cui non solo riducono le risorse finanziarie degli enti locali e delle Regioni, ma prescrivono anche una riduzione
ex lege delle dotazioni organiche delle due tipologie di enti di area vasta senza alcun coordinamento con le leggi (statali e regionali) che sono chiamate a disciplinarne le funzioni sulla base delle rispettive competenze costituzionali. Quest’ultima modifica obbligherà le Province e le Città metropolitane a ridurre le proprie piante organiche e porterà alla mobilità di una parte del personale già provinciale sia verso le Regioni che altri enti od organi statali al fine di assecondare l’indirizzo politico statale di riduzione delle competenze dei nuovi enti di governo dell’area vasta.

Nonostante questo quadro di regole in continuo divenire, arricchito dal ritardo con il quale si è arrivati all’accordo in sede di Conferenza unificata ed è stato approvato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ex comma 91 nonché dal prossimo verdetto su una parte delle norme statali che si trovano sub iudice in Corte costituzionale, la fase costituente della Città metropolitana di Roma Capitale ha proseguito il suo corso e a seguito del lavoro di una Commissione ristretta, il Consiglio metropolitano prima (18 dicembre) e la Conferenza metropolitana poi (22 dicembre) hanno approvato lo Statuto del nuovo ente di area vasta che, dal primo gennaio 2015, si è sostituito alla Provincia.

Lo Statuto si caratterizza per almeno quattro scelte di fondo, in parte diverse anche dalla bozza di inizio dei lavori consegnata alla Commissione dal Sindaco di Roma Capitale (e, ovviamente, anche attualmente ope legis Sindaco della Città metropolitana).

In primo luogo, la nuova forma di governo dell’ente prevede l’elezione suffragio universale e diretto degli organi in sostituzione del modello “provinciale” di elezione di secondo grado; lo Statuto – questo il secondo aspetto degno di nota – prevede l’istituzione di una “pseudo-Giunta” ossia il “Coordinamento dei consiglieri delegati” dal Sindaco. In terza istanza, la scelta della elezione diretta degli organi è stata compiuta sulla base della peculiare condizione concessa dalla legge n. 56 del 2014 alle Città metropolitane di Roma, Milano e Napoli (quelle con più di 3 milioni di abitanti ex comma 22 dell’art. 1 della legge Delrio) ossia la possibilità di accedere al sistema di elezione diretta senza sciogliere necessariamente il Comune capoluogo; obbligo, quest’ultimo, che grava invece sulle altre sette Città metropolitane. Infine, quarto aspetto, lo Statuto dedica una parte davvero rilevante delle proprie disposizioni alle funzioni (o, sarebbe meglio dire, alle “materie”) di competenza del nuovo ente (si tratta di ben otto articoli ossia la quasi totalità del Titolo II)... (Segue)



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