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FOCUS - Fonti del diritto N. 1 - 26/01/2015

 Autodeterminazione, diritto a decidere, indipendenza, sovranità (notazioni a margine della Legge regionale del Veneto, n. 16 del 2014)

Il vento separatista o secessionista che spira in diverse parti dell’Europa con una intensità che in alcuni casi si rivela particolarmente accesa se non, addirittura, drammatica per l’asprezza dei toni che caratterizzano sia il dibattito politico sia la stessa riflessione sui profili più squisitamente giuridici (come testimoniano le recenti vicende del referendum scozzese ma, ancor più, quella catalana) lambisce anche il sistema italiano con la recente approvazione, ad opera della Consiglio regionale Veneto,di una legge istitutiva di un referendum consultivo volto a conoscere la volontà degli elettori veneti sulla possibilità che la regione divenga una repubblica indipendente e sovrana. Certo la densità dello scontro e della polemica politica che si agitano intorno alle quasi coeve (e tra loro assai diverse) esperienze scozzese e catalana, nonché la loro rilevanza sul piano internazionale, non sembrano potersi neanche lontanamente accostare alla modesta eco che ha suscitato l’approvazione di questa legge, tanto che – va detto subito - l’ispirazione di fondo di quest’atto legislativo sembra doversi ricondurre non tanto a quella convinta e storicamente radicata adesione all’ideale secessionista che innerva le esperienze straniere quanto, piuttosto, ad esigenze contingenti di visibilità politica, più insomma un manifesto che una disciplina capace di produrre (sia pure solo sul piano della mera consultazione del popolo) effetti concreti. Ciononostante il contenuto della legge merita una riflessione non foss’altro per la ragione che, nel suo scarno impianto (appena cinque articoli), sono evocate, forse in maniera in qualche modo disorganica, le categorie che sostengono altrove le rivendicazioni secessioniste, accoppiate in questo caso ad una inattesa quanto discutibile (se non decisamente incostituzionale) proiezione internazionale della Regione che invoca, a sostegno e garanzia della concreta e fruttuosa possibilità dello svolgimento della consultazione referendaria, un intervento diretto, e senza alcuna mediazione dello Stato centrale, delle  istituzioni internazionali quali la stessa ONU e l’Unione Europea.


 



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