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NUMERO 3 - 11/02/2015

 Le macro Regioni: una proposta ragionevole ma che diventa insensata senza un riequilibrio complessivo dell'assetto istituzionale

La proposta di ridefinire i confini territoriali delle Regioni italiane è senz’altro sensata: il peso del tempo grava in modo evidente sull’assetto attuale rendendo tali confini del tutto inadeguati a rispondere ai fenomeni recenti e meno recenti, che hanno cambiato la storia dei sistemi territoriali. Le nuove sfide, dalla globalizzazione alla crisi (prima finanziaria, poi economica, quindi infine sociale), che premono sul nostro Paese richiederebbero però risposte complessivamente più incidenti, nel disegno costituzionale dell’assetto delle istituzioni territoriali, nel valorizzare i principi di responsabilità, differenziazione e adeguatezza, favorendo così la possibilità di un uso efficace delle ormai scarse risorse disponibili. E’ in nome di questi principi che dovrebbe essere impostato e affrontato anche il tema di una nuova dimensione dei confini delle Regioni italiane, dove due (valle d’Aosta e Molise) non raggiungono i 400 mila abitanti, che sono invece superati da molti comuni italiani; altre due (Umbria e Basilicata) non raggiungono il milione di abitanti, risultando quindi inferiori, per popolazione, ai comuni di Milano, Napoli e Torino; altre sette (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Marche, Liguria, Sardegna, Calabria) non raggiungono i due milioni di abitanti che sono invece superati dal comune di Roma. Tuttavia, i suddetti principi, nonostante siano implicitamente e esplicitamente affermati nella nostra Costituzione (si veda ad esempio l’art.118), sono rimasti sinora tranquillamente inattuati all’interno della nostra (anche recente) storia istituzionale... (segue)



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