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NUMERO 8 - 22/04/2015

 Come valutare l'effettività della tutela delle minoranze linguistiche? Un case study dal Trentino

Con la legge provinciale n. 6 del 19 giugno 2008, il Trentino ha aggiunto un importante tassello al «percorso politico e culturale di crescente attenzione al fenomeno minoritario sul territorio» in atto da alcuni anni. L’atto normativo, recante Norme di tutela e promozione delle minoranze storiche locali, identificate nelle popolazioni ladina, mòchena e cimbra (art. 1), disegna un quadro giuridico unitario e al contempo complesso e differenziato, fondato su saldi principi costituzionali e statutari e mirato alla realizzazione di ampi obiettivi. La legge de qua, nel suo primo periodo di vigenza, si è distinta nel panorama nazionale per una molteplicità di ragioni. In primo luogo, essa costituisce l’approdo di un dialogo politico e istituzionale con la popolazione del territorio che è andato negli anni perfezionandosi ed arricchendosi; non si tratta – diversamente dalla vicina esperienza sudtirolese – dell’esito di un prolungato, quanto in certi termini doloroso, cammino di conciliazione fra opposte esigenze e posizioni tra loro contrastanti e talora conflittuali, quanto piuttosto dell’esternazione della volontà di garantire, attraverso solidi strumenti legislativi, una combinazione tra elementi di tutela e strumenti di promozione del pluralismo linguistico e culturale della Provincia di Trento, in conformità al livello di maturazione delle istanze delle popolazioni di minoranza. In secondo luogo, grazie al particolare quadro autonomistico frutto delle più recenti riforme statutarie, è stato possibile prevedere e istituire nuovi organi di garanzia e promozione delle minoranze, con la finalità anche di verificare il corretto stato di attuazione, applicazione e interpretazione della legge. La legge, inoltre, nel delineare una varietà di soluzioni e opportunità per la tutela delle lingue minoritarie e per la promozione di culture, usi e costumi altrimenti esposti ad una lenta quanto inesorabile erosione, a causa dell’esiguità dei tre gruppi (ladino, mòcheno e cimbro), sancisce espressamente che il pluralismo idiomatico e tradizionale del Trentino costituisce un «patrimonio irrinunciabile dell’intera comunità provinciale» (art. 1): un atto normativo per la collettività, la cui specifica identità trova completamento proprio grazie alla presenza di gruppi linguistici differenti, storicamente insediati in alcune “isole linguistiche” del territorio tridentino. L’occasione da cui nasce la ricerca giuridica di carattere analitico di cui si descrivono i risultati nei paragrafi seguenti è offerta dal dato temporale: superato il primo lustro di vigenza della legge, conclusosi quasi in contemporanea con la fine della prima legislatura provinciale chiamata a realizzare gli obiettivi legislativi, è possibile raccogliere e analizzare un gruppo omogeneo di dati che permettono di svolgere un approfondimento sui meccanismi di funzionamento del tessuto normativo recentemente novellato. In particolare, il focus delle riflessioni che seguono è puntato sull’attuazione delle politiche pubbliche provinciali per la promozione delle lingue minoritarie e sulla distribuzione delle risorse economiche riservate alle iniziative di carattere linguistico. Per questa ragione, sono state prese in considerazione le deliberazioni della Giunta provinciale che, nel periodo tra il 2009 e il 2013, hanno avuto ad oggetto la legge n. 6/2008, selezionando i provvedimenti con i quali sono stati approvati, modificati o – eventualmente – rigettati progetti e iniziative proposti da realtà aventi sede nel territorio provinciale e finalizzati alla realizzazione degli obiettivi della legge... (segue)



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