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FOCUS - Human rights N. 4 - 25/09/2015

 Analisi delle normativa anti-terrorismo francese alla luce della risoluzione UNSC 2178 (2014) e della sua conformità agli standard di protezione dei diritti umani

Gli eventi che nel gennaio 2015 hanno colpito al cuore la città Parigi, e con lei la Francia e l’Europa intera, hanno rappresentato un passaggio di rilievo nella dinamica evolutiva dell’azione terroristica di matrice islamica. Per la prima volta, infatti, si è preso atto del fatto che la strategia dei loups solitaires – l’azione di pochi individui dotati di armi leggere, condotta al di fuori di una struttura di comando ma ispirati da una rete ideologica e organizzativa trans-nazionale – era in grado di eludere i sistemi di sicurezza di un paese occidentale, provocare un alto numero di vittime, e diffondere tra la popolazione un clima di terrore e di insicurezza in misura uguale (se non maggiore) agli attentati realizzati tramite l’utilizzo di ordigni esplosivi. L’attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, la successiva presa di ostaggi nel supermercato kosher di  Porte de Vincennes e gli altri avvenimenti correlati, hanno portato complessivamente alla morte di 20 persone – tra cui gli stessi attentatori – divenendo così il più grave attentato realizzato in territorio francese dopo quello del 1961 da parte dell'Organisation armée secrète nel corso della guerra d'Algeria, che provocò 28 vittime.Nondimeno, i pericoli legati all’azione di individui isolati erano già emersi nel corso degli ultimi anni, con riferimento alla sortita omicida di Mohamed Merah a Tolosa e Montauban nel marzo 2012, e all’affaire Mehdi Nemmouche, sospettato di essere l’autore della strage del Museo ebraico di Bruxelles del maggio 2014. I fenomeni di radicalizzazione violenta, di indottrinamento, e di “chiamata alle armi”, frutto anche delle nuove strategie comunicative delle organizzazioni terroristiche di matrice islamica, si erano quindi intensificati in maniera considerevole già prima degli eventi di Parigi.La Francia multietnica e “assimilazionista” prendeva così atto dell’esistenza di importanti défaillances del suo modello di integrazione, già in discussione per l’alto tasso di conflittualità registratosi sul piano politico e sociale nel corso dell’ultimo decennio. Di certo, la République non poteva più considerarsi al riparo dalle nuove forme di violenza scientemente ingenerate dai vertici delle principali sigle del terrore, anche grazie al potere attrattivo che gli avvenimenti in corso in Iraq e Siria - in primis la nascita dello “Stato islamico” come una nuova patria-simbolo in nome della quale immolarsi - erano in grado di esercitare sulle schiere di giovani francesi, e in particolare sulle seconde e terze generazioni di immigrati.



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