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NUMERO 24 - 23/12/2015

 Quantitative Easing e ruolo istituzionale operativo della BCE alla luce delle recenti deliberazioni del Consiglio direttivo

Il programma di acquisto di titoli di Stati membri e di istituzioni dell’Eurosistema, noto come Quantitative Easing, che si aggiunge ai precedenti programmi di acquisto di obbligazioni bancarie garantite e di titoli emessi a fronte di prestiti a imprese e famiglie, ha posto la BCE nella posizione di arbitro dei rischi sovrani. Come è noto, il Quantitative Easing si colloca tra le misure non convenzionali messe in atto dalla Banca Centrale Europea per la stabilizzazione dei mercati e si caratterizza oltre che per l’ampiezza (60 miliardi al mese di titoli acquistati), anche per la mancanza di una scadenza temporale rigidamente prefissata. Con la decisione assunta dal Consiglio direttivo della BCE, il 3 dicembre 2015, l’impegno all’acquisto mensile di titoli pubblici e privati, avviato nel mese di marzo 2015, è stato esteso, quantomeno, fino a marzo 2017, o oltre se necessario, vale a dire fino a quando non sarà riscontrato un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con l’obiettivo di conseguire tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. La decisione è stata presa alla luce degli impatti favorevoli delle misure non convenzionali di politica monetaria sul costo e sulla disponibilità del credito osservati a partire dall’avvio del Programma. In questo senso si colloca anche la decisione di reinvestire il capitale rimborsato sui titoli acquistati nell’ambito del Programma ampliato di acquisto di attività (PAA) quando giungeranno a scadenza, al fine di sostenere il mantenimento delle condizioni di liquidità favorevoli ed un adeguato orientamento di politica monetaria. Il Consiglio direttivo ha deciso, inoltre, di includere nell’ambito del Programma di acquisto di attività del settore pubblico (Public Sector Purchase Programme, PSPP), gli strumenti di debito negoziabili denominati in euro emessi dalle amministrazioni regionali e locali situate nell’area dell’euro, ampliando quindi l’elenco delle attività ammissibili per gli acquisti regolari da parte delle rispettive banche centrali nazionali. La BCE ha proceduto ad una ricalibrazione dei suoi strumenti tesa, pertanto, a rafforzare l’impulso di ripresa dell’area dell’euro e la capacità di tenuta agli shocks economici, attraverso il mantenimento di condizioni finanziarie accomodanti, i cui riflessi hanno già inciso positivamente sulle condizioni di finanziamento, sul credito e sull’economia reale. Il ricorso da parte del Consiglio direttivo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del proprio mandato per mantenere il grado appropriato di accomodamento monetario è finalizzato ad assicurare la stabilità dei prezzi. Tuttavia la politica monetaria, se non affiancata dalle opportune politiche di intervento strutturali, non può produrre effetti ininterrotti sulla crescita economica, soprattutto, laddove l’origine degli shocks che hanno consentito l’avvitarsi della crisi, non è di natura meramente ciclica, bensì anche strutturale. In questo senso, infatti, si è espresso, da ultimo, il Presidente della BCE nel ribadire l’importanza di interventi sulla domanda e sull’offerta tali da <>. Da qui il ruolo fondamentale attribuito agli investimenti nel percorso verso una ripresa strutturale potenziale di lungo periodo, in ragione delle esternalità positive prodotte sulla domanda attuale e sull’offerta futura... (segue) 



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