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FOCUS - Riforma costituzionale N. 1 - 27/01/2016

 Non c'è nulla come il diffuso consenso per smuovere lo spirito di contraddizione

È evidentemente difficile formulare obiezioni allo stringente ragionamento di Andrea Morrone, ma proverò a fare qualche osservazione. Partendo dall’ultimo degli argomenti, direi che sembra davvero inattaccabile. L’assoluta incertezza, che, nell’individuazione dell’oggetto delle eventuali singole consultazioni affliggerebbe anche chi, per avventura, avesse il potere di dissezionare il quesito, si presenta come una seria barriera ad una pratica di referendum multipli sul medesimo testo legislativo approvato in seconda lettura dalle Camere. Tanto è vero che la stessa Corte si è ben guardata, in caso di disomogeneità dell’oggetto della richiesta referendaria, dal fare altro che non fosse la dichiarazione d’inammissibilità in toto. Per il resto, andando a ritroso nel pensiero di Andrea, comunque la si pensi, parrebbe innegabile, in una prospettiva sostanzialista, attenta al valore costituzionale della libertà del voto, che, nella cabina elettorale, per chi non abbia in animo di votare solo per motivi di appartenenza (appunto in un’ottica di “politica” o di “lotta politica”), il rammarico per essere costretto “a prendere o a lasciare” potrebbe essere assai forte. Quanto all’incontestabile primato della democrazia rappresentativa sulla democrazia diretta sarebbe forse eccessivo riconoscerlo anche nei rari momenti in cui "correttivi" di democrazia diretta fanno capolino nel sistema. Si tratterebbe allora solo di specchietti per le allodole: ma siamo sicuri che siamo (ridotti) così in una democrazia matura ed attrezzata per manifestazioni corali del popolo sovrano (il compianto Mezzanotte si era spinto a ragionare di “apparizioni” del potere costituente” ….)?... (segue) 



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