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NUMERO 5 - 09/03/2016

 La liberalizzazione del trasporto ferroviario

Il settore del trasporto ferroviario si configura come un “laboratorio privilegiato” per la verifica delle dinamiche del rapporto tra Stato e mercato, nonché tra poteri pubblici e privati nell’economia. La liberalizzazione del trasporto ferroviario si inquadra nell’ambito della trasformazione che ha interessato l’ordinamento italiano ed europeo, relativa al passaggio dallo Stato gestore e imprenditore - che interviene direttamente nell’economia e si qualifica come fornitore esclusivo di servizi essenziali alla comunità - allo Stato regolatore e garante che si interfaccia dall’esterno rispetto ad un mercato “aperto” e conteso tra una pluralità di soggetti privati e pubblici operanti in regime di concorrenza. In questa fase di transizione istituzionale le decisioni pubbliche concernenti il grado di apertura del mercato, da cui dipende peraltro l’ampiezza dello stesso, determinano le caratteristiche complessive del sistema di governo dell’economia e ne condizionano il meccanismo di sviluppo. Il settore del trasporto ferroviario assume valenza paradigmatica nel diritto pubblico dell’economia in quanto esso rappresenta un classico esempio di intervento statale nell’industria di pubblica utilità ed evidenzia le difficoltà di adattamento degli Stati membri alle pressioni di liberalizzazione provenienti dall’Unione europea. In particolare l’esperienza italiana di liberalizzazione del trasporto ferroviario dimostra come sussistano resistenze nazionali all’attuazione dell’indirizzo europeo, volto a ridurre l’ambito operativo dei pubblici poteri e a coniugare la protezione della concorrenza con le garanzie della collettività nel mercato dei servizi di interesse generale. In Italia la vicenda giuridica del trasporto ferroviario appare problematica, data la difficoltà di realizzare un’“autentica” liberalizzazione in conformità alla disciplina comunitaria e di liberarsi dall’eredità della nazionalizzazione a seguito della privatizzazione di Ferrovie dello Stato, in vista del conseguimento di obiettivi sia di efficienza produttiva sia di tutela di interessi diffusi. La riorganizzazione della società è stata compiuta senza mettere realmente in discussione il «carattere monopolistico del mercato né le modalità del controllo pubblico dell’azienda stessa», limitando così l’esplicazione del principio di concorrenza che non è stato concretamente attuato ma meramente enunciato sul piano giuridico. Inoltre la recente costituzione dell’Autorità dei trasporti testimonia l’originaria refrattarietà del legislatore italiano all’introduzione di un’autorità indipendente con funzione di regolatore del trasporto ferroviario. Ciò ha contribuito a ridurre l’efficacia dell’azione liberalizzatrice che, in mancanza di un’adeguata regolazione, non ha prodotto un’effettiva apertura del mercato ferroviario. In questo contesto la costruzione in fieri di un mercato unico europeo del trasporto ferroviario rappresenta un’occasione per portare a compimento la via italiana della liberalizzazione e consolidare l’attuale assetto regolatorio nazionale, che si connota per la centralità dell’Autorità dei trasporti. Il lavoro analizza lo stato di avanzamento della liberalizzazione del trasporto ferroviario in Europa e in Italia, allo scopo di evidenziare le peculiarità del caso italiano nel contesto europeo, nonché di valutarne le criticità antitrust e i profili regolatori. Tale disamina viene effettuata sia in un’ottica retrospettiva, ripercorrendo le principali tappe normative del processo di apertura del mercato del trasporto ferroviario, scandite a livello comunitario dalla successione di tre pacchetti e segnate sul piano nazionale dall’istituzione della nuova Autorità di regolazione dei trasporti; sia in un’ottica prospettica, alla luce dell’imminente approvazione del quarto pacchetto ferroviario e del  recepimento nell’ordinamento interno della direttiva 2012/34/UE sullo spazio ferroviario europeo unico ad opera del d.lgs. n. 112 del 2015... (segue) 



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