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NUMERO 13 - 29/06/2016

 L'Europa ad un bivio

L’Europa ha attraversato nei suoi 58 anni di vita momenti di grande difficoltà, dando spesso l’impressione di rallentare la sua corsa o, addirittura, come accade in questi ultimi anni, di essere molto vicina al suo arresto. In realtà il processo di integrazione europeo è sempre stato in continuo movimento e non si è mai fermato. La macchina dell’EU ha fatto molta strada dal momento del suo avvio, è stata revisionata più volte, sono stati introdotti nuovi Trattati che hanno ampliato obiettivi, competenze ed esteso la partnership a nuovi paesi membri. Ma la profondità della crisi in cui versa l’Europa dal 2009-2010 rinvia a modifiche, sia istituzionali che funzionali, che necessitano non di revisioni semplici ma di un rinnovamento complessivo della sua architettura e delle sue politiche di intervento. In sostanza, occorre ripensare il modello di integrazione dell’Unione europea, le sue regole, le sue politiche, guardando soprattutto ai giovani e alla necessità, sto parlando di fronte a un pubblico costituito prevalentemente da studenti, di assicurare loro un futuro migliore del presente. L’Ue ha di fronte a sé cinque crisi drammatiche: la crisi economica, cresciamo troppo poco rispetto ai nostri principali paesi concorrenti e contiamo sempre di meno sulla scena internazionale; la crisi dei rifugiati, che vede i paesi dell’UE divisi nel concordare una soluzione al problemi dell’immigrazione e dell’asilo politico e il riemergere di muri; la crisi di insicurezza, una novità emersa tragicamente in questi ultimi anni,  accresciuta a seguito dei recenti eventi terroristici e che sta cambiando il nostro modo di percepire, come cittadini europei, la libertà di muoversi all’interno dell’Unione, viaggiare, utilizzare l’aereo o prendere semplicemente la metropolitana; la crisi dettata da una possibile fuoriuscita di uno Stato membro (Brexit, Grexit) con rischi evidenti di ulteriori tentazioni di abbandono da parte dei paesi che oggi maggiormente contestano le politiche dell’Unione, e non solo in ambito migratorio; la crisi istituzionale, espressa da una architettura dell’UE (Parlamento europeo, Commissione, Consiglio europeo, Consiglio) e dell’eurozona (Il Vertice Euro dei capi di governo e dei capi di stato dei Paesi dell’euro, l’Eurogruppo che riunisce i Ministri delle finanze dei 19 Stati membri, i poteri di intervento della BCE) che va profondamente rivisitata se vogliamo evitare il rischio di vedere cittadini europei sempre più scettici sull’Unione e pronti ad abbandonarla... (segue)



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