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NUMERO 16 - 10/08/2016

 Organizzazione territoriale dei servizi sociali: il livello ottimale delle prestazioni

Il tema del livello ottimale delle prestazioni nell’ambito dei servizi pubblici trova le sue basi concettuali in quelle riflessioni dottrinali che più di altre in tempi recenti si sono concentrate sul carattere funzionale del “territorio”inteso sia come luogo sul quale insiste e converge la maggior parte delle attività umane a valenza economica e, dunque, come oggetto di studi posti al crocevia della pianificazione urbanistica e delle sue capacità di corrispondere adeguatamente al farsi delle dinamiche socio-economiche; sia come depositario di caratteri distintivi che chiedono di non essere schiacciati e cancellati da una disciplina uniforme, quando una simile uniformità non sia giustificata dal rispetto dei principi fondamentali ed indivisibili del sistema, ma risulti coerente soltanto ad un obiettivo di semplificazione, ponendoci di fronte al problema della “ragionevolezza” delle differenziazioni, secondo una logica, sul piano della programmazione, che viene dal basso, e cioè una programmazione espressione delle esigenze manifestate dal territorio che si fa esso stesso promotore delle iniziative per il suo sviluppo “sostenibile”. Rispetto al primo profilo non si può non ricordare che il “territorio”, una volta autonomizzatosi dallo schema concettuale tradizionale che lo considerava come componente dei diversi livelli di governo (Stato, Regioni, Enti locali), ha assunto una propria autonomia, divenendo il sostrato del sistema economico. Questa diversa prospettiva consente di cogliere le imprescindibili interazioni esistenti tra governo del territorio da in lato, e servizi pubblici dall’altro. Si pensi già solo alle questioni che gravitano attorno ai profili proprietari e gestori, tutti interconnessi con gli aspetti legati all’uso del territorio, e dunque alla sua pianificazione funzionale non solo ad un corretto (e sostenibile) uso dello stesso, ma, cogliendo l’evoluzione che il concetto di sostenibilità ha avuto, ad un suo “equilibrato sviluppo”, risultando il sistema delle infrastrutture quale snodo nevralgico per la crescita economica e sociale dei territori interessati, e dunque delle collettività che su di essi insistono. Questa coesistenza concettuale tra territorio, rilevanza economica dello stesso e servizi, intesi anch’essi nella duplice prospettiva richiamata palesa inedite relazioni e conosce plurime declinazioni che mettono in evidenza ora il problema della concorrenzialità ordinamentale (quella che una parte della dottrina definisce in termini di competitiveness), ora quello della a-spazialità dei processi economici rispetto alla “statualità” del fenomeno giuridico, ora quello dei complessi processi di government e di governance che presiedono alla organizzazione e gestione dei servizi, fortemente condizionati dalla configurazione delle delimitazioni amministrative. E veniamo così al secondo aspetto sopra enunciato, ossia verificare se il policentrismo autonomico del nostro sistema istituzionale, che nella idea del Costituente avrebbe dovuto rappresentare il baluardo delle diversità, sia (o meno) adeguatamente soddisfatto dalla attuale disciplina normativa. Certamente, a fronte dell’indebolirsi delle tradizionali dinamiche centripete (ora riaccesesi con il tentativo di riforma costituzionale), si è registrata la incapacità delle autonomie locali di conquistare una piena ed effettiva differenziazione, come le riflessioni successive metteranno in evidenza proprio con specifico riferimento al tema della dimensione ottimale dei servizi. La nota costante della evoluzione normativa, infatti, è rappresentata dalla continua tensione tra salvaguardia della dimensione pluralista voluta dal legislatore costituente e meritevole di garanzia al massimo livello quanto intercetta i servizi alla persona, e il decisionismo centrale, quale risposta alle distorsioni del sistema o alle sollecitazioni di parti di esso. E di ciò è stato consapevole lo stesso legislatore, visto che la irriducibilità dei differenti contesti locali all’interno di una disciplina comune e uniforme ha rappresentato il moto propulsore dei vari tentativi di revisione normativa posti in essere, di cui si cercherà di dar conto in queste brevi riflessioni... (segue)



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