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NUMERO 22 - 16/11/2016

 Beni sfruttabili o consumabili: demanio marittimo e porti

La produzione scientifica degli ultimi decenni in materia di beni demaniali offre molteplici prospettive di indagine, la cui eterogeneità si percepisce non solo nel diverso tipo di approccio giuridico applicato all’analisi, ma anche nel differente grado di permeabilità dell’analisi stessa rispetto ai contenuti e alle categorie proprie di scienze extra-giuridiche, prime fra tutte l’economia e la sociologia. Gli interventi legislativi degli ultimi decenni hanno, inoltre, impresso al dibattito un intrinseco dinamismo, imponendo agli interpreti una delicata operazione di confronto tra gli esiti della sistematizzazione propria della teoria generale e i contenuti di quello che, con toni non immuni da una certa retorica, si è soliti chiamare “il diritto vivente”. Il presente contributo non intende cimentarsi in una ricostruzione generale della tematica dei beni pubblici, finalizzata ad una ulteriore declinazione del tema con riguardo alla specifica realtà dei beni appartenenti al demanio marittimo. La trattazione sarà, piuttosto, orientata a verificare se i beni appartenenti al demanio marittimo pongano problemi specifici, o – al contrario – se vi siano problemi propri della teoria generale dei beni che, con riferimento alla specifica realtà dei beni demaniali marittimi, perdano consistenza o meritino di essere riguardati secondo una peculiare prospettiva di analisi. Il titolo di questo scritto sottintende un’idea di partenza: quella per cui i porti, pur normativamente ascritti alla categoria del demanio marittimo, siano forieri di problematiche specifiche, derivanti dal fatto che essi rappresentano (non già dei “meri” spazi fisici, bensì …) delle infrastrutture, su cui “insistono” (secondo modalità che verranno di seguito descritte) diversi ed autonomi mercati. Per questa ragione la trattazione che segue è organizzata in due parti, rispettivamente dedicate al demanio marittimo “in senso stretto” (quindi, essenzialmente, al demanio naturale: arenili, lidi, etc.) e ai porti.  In ciascuna delle suddette parti verranno presi in considerazione tre distinti profili. Il primo concerne la proprietà dei beni in esame. Rispetto ad essi verrà, quindi, verificato se – ed eventualmente in che termini – i beni esaminati siano stati interessati dai processi di privatizzazione che hanno caratterizzato la legislazione degli ultimi decenni. Il secondo concerne il rapporto tra la titolarità del diritto di proprietà sui beni medesimi e la titolarità, rispetto ad essi, dei poteri di gestione. Ciò al fine di valutare se tra proprietà e gestione sussista una condizione di necessaria coincidenza, ovvero di autonomia o, in ipotesi, financo di necessaria separazione. In terzo luogo verrà esaminata la nozione di gestione, soprattutto con riguardo alle modalità attraverso le quali essa si rapporta, in tema di beni demaniali marittimi, con il concetto di sfruttamento economico e, al contempo, con le esigenze di garanzia del consumo razionale e sostenibile dei beni... (segue) 



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