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NUMERO 24 - 14/12/2016

 Istituzioni politiche e crisi della modernità nell'opera di Augusto del Noce

Il complesso e multiforme pensiero di Augusto Del Noce merita, ad oltre vent’anni dalla sua scomparsa, di essere conosciuto anche al di là dei confini italiani; a tale esigenza di adeguata diffusione di un importante esponente della cultura italiana del secolo XX offre un importante contributo la meritoria iniziativa di Carlo Lancellotti (docente presso il College of  Staten Island di New York) di offrire in lingua inglese un’ampia e “ragionata” antologia di alcuni fra i più significativi scritti del pensatore italiano. Com’è noto, Augusto Del Noce (1910-1989) si formò a Torino nell’ambiente culturale del primo dopoguerra, laureandosi a Torino con Adolfo Faggi nel 1932; di formazione cattolica, si schiera da subito nel fronte antifascista, frequentando poi Enrico Castelli, Franco Rodano e Felice Balbo; insegna a Torino nelle scuole superiori fino al 1957, poi avvia feconde collaborazioni scientifiche e culturali con Giuseppe Dossetti e Nicola Matteucci a Bologna; dal 1948 libero docente di storia della filosofia, come professore universitario insegna prima a Trieste (dal 1963 come incaricato e dal 1966 prima come straordinario e poi come ordinario) e poi a Roma (dal 1970 come ordinario, in un primo momento di storia delle dottrine politiche e infine filosofia politica); senatore della Repubblica dal 1984 al 1987, Del Noce si distingue – oltre che per la vastissima produzione scientifica – anche per i numerosi interventi su riviste culturali e quotidiani nazionali, affermandosi come uno dei maggiori fra i pensatori cattolici della seconda metà del XX secolo. Alla raccolta il curatore fa precedere una densa introduzione in cui mette in luce l’importanza anche per l’attuale dibattito filosofico e politico di oltreoceano del pensiero di Del Noce, facendone emergere soprattutto la capacità di descrivere con lungimiranza i rischi ed i difetti della società tecnocratica ed “opulenta”, i caratteri dello tato totalitario e le aporie delle democrazie occidentali; sempre il curatore sintetizza poi correttamente  il cuore della riflessione delnonciana nella sua “interpretazione transpolitica” della storia contemporanea, “in which people’s conceptions of the world and of themselves play a significant role. This preference should not be attributed to any kind of a priori idealistic or spiritualistic bias against economic and sociological explanations of historical phenomena”. In questo breve contributo vorrei evidenziare, a partire proprio dal libro pubblicato in inglese, alcuni spunti a proposito della visione storico-istituzionale e perciò – latu sensu storico-giuridica – di Augusto Del Noce. Si tratta, evidentemente, di individuare alcuni caratteri secondari, ma non irrilevanti, della sua sterminata produzione (soprattutto storico-filosofica), che rappresentano però conseguenze significative del nucleo teoretico del suo pensiero, capaci – a mio avviso – di farne risaltare l’originalità e per certi versi l’attualità. In particolare risaltano per originalità ed approfondimenti le considerazioni relative a tre argomenti di un certo interesse, che emergono con chiarezza anche nella raccolta di testi americana: a) l’analisi e la critica del ‘perfettismo’; b) la descrizione dei caratteri dello Stato totalitario c) l’importanza del concetto di “Risorgimento” ed il suo rapporto con l’idea di rivoluzione... (segue)



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