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NUMERO 24 - 14/12/2016

 La coesione politico-territoriale nella dimensione del governo del territorio

Le modifiche di contesto (istituzionale, economico, tecnologico e – può aggiungersi – sociale) che hanno interessato i territori dalle leggi di unificazione amministrativa del 1865 a oggi inducono ad affrontare il tema della coesione politico-territoriale secondo un approccio che, pur muovendo dal dato storico, assuma una visione prospettica, propria di un contesto in cui l’integrazione territoriale è ormai fortemente permeata dalla dimensione comunitaria. Punto di osservazione privilegiato, anche da parte europea, delle dinamiche relazionali tra i diversi enti è la dimensione “urbanistico-territoriale”, nella scala del livello comunale, perché è nell’ottica della regolazione e gestione dello sviluppo delle città intese quali sistemi di relazioni in cui si concentrano la residenza il lavoro, la produzione, la cultura, l’innovazione tecnologica, la sicurezza ed i servizi sociali, che possono cogliersi le diverse modalità e intensità di intervento degli enti pubblici in chiave di coesione. La dimensione dello sviluppo urbano, il suo significato per l’esistenza umana e l’integrazione economica e sociale, il rapporto pubblico-privato nel governo del territorio, l’utilità dell’urbanistica concertata, le politiche per i servizi abitativi,  il rilievo degli interessi differenziati, l’articolazione e le relazioni tra livelli di pianificazione, i rapporti finanziari tra i diversi livelli  di governo, costituiscono altrettanti profili significativi e ambiti utili per verificare le dinamiche della coesione territoriale, le relative criticità e le possibili evoluzioni. Del resto, è noto e ormai ampiamente riconosciuto, anche con riferimento al perseguimento degli obiettivi dell’UE, il ruolo che il territorio e in particolare le città svolgono in chiave di coesione economica, sociale e culturale e le loro potenzialità ai fini  di “uno sviluppo armonioso e sostenibile di tutti i territori attraverso l’utilizzazione consapevole delle loro risorse e delle loro caratteristiche”. In quanto sistema di relazioni in cui si concentrano un insieme di “asset” che costituiscono il potenziale competitivo di un territorio, la città è vista, per un verso, come il luogo ottimale per uno sviluppo che tenda a superare le eventuali condizioni di svantaggio del territorio di riferimento e, per altro verso, come dimensione ideale per preservare e valorizzare le diversità che ne costituiscono al contempo risorse ‘identitarie’. Questa consapevolezza emerge dal fronte europeo, prima che nazionale, e riflette l’intento di ricercare nuove soluzioni per gli squilibri di tipo socio-economico e ambientale (in termini di inclusione sociale, erogazione dei servizi pubblici, promozione delle fonti energetiche rinnovabili, sviluppo del verde, contenimento del consumo del suolo), ma anche ambiti ottimali per il perseguimento di obiettivi ben più ambiziosi (lotta alla crisi economica, al cambiamento climatico, alla riorganizzazione istituzionale negli ordinamenti interni). E tuttavia, pur a fronte delle sollecitazioni provenienti dalle politiche comunitarie, nell’ordinamento interno si registra una risposta politica frammentaria in cui alle iniziative settoriali, sia pur numerose, non corrisponde un disegno progettuale unitario. Al contrario, si deve registrare la poca coerenza e raccordo tra le politiche UE che vedono un sempre maggiore coinvolgimento delle città nella relativa concezione e attuazione, e quelle interne, ancora fortemente accentrate e in cui i processi di decentramento in atto non sono orientati verso obiettivi di competitività e di equilibrato sviluppo dei territori. Va tuttavia segnalato che, sia pure ancora solo nell’ottica di un migliore sfruttamento delle risorse comunitarie, temi quali la “qualità della vita”, “l’inclusione” e le “città” sono annoverati tra i quattro obiettivi strategici del Piano d’Azione per la coesione (PAC) elaborato nel 2011 dall’allora Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale e trasmesso al Commissario europeo per la politica regionale per accelerare l’attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali... (segue)



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