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FOCUS - Numero speciale 26/2016 N. 0 - 30/12/2016

 Stabilità economico-finanziaria e strumenti giuridici di governo. Dalla legge finanziaria alla legge di stabilità

Ai fini di comprendere appieno le novità introdotte nella gestione della finanza pubblica nel nostro ordinamento quali conseguenze dei vincoli comunitari e della crisi finanziaria, nonché le relative ripercussioni sugli strumenti di programmazione economico-finanziaria, è necessario innanzitutto interrogarsi circa il significato stesso da attribuire alla nozione di stabilità finanziaria. La stabilità costituisce, infatti, un principio economico a cui nel corso del tempo è stata attribuita altresì una valenza giuridica e che ha assunto mutevoli sfaccettature a seconda dell’ambito di riferimento, dapprima circoscritto alla nozione di stabilità inerente i sistemi bancari e l’intermediazione finanziaria e successivamente esteso alla nozione di stabilità monetaria e finanziaria, finendo per assumere un ruolo centrale anche nell’ambito della finanza pubblica. La nozione di stabilità è invero di origine matematico-fisica e fa riferimento alla tendenza di un sistema dinamico verso un valore di equilibrio che lo renda complessivamente statico. In particolare, il concetto di stabilità interna descrive il comportamento di un sistema nelle vicinanze di un punto di equilibrio: un punto di equilibrio stabile è un punto che non risente delle piccole perturbazioni, mentre un punto di equilibrio instabile è tale per cui basta una piccola perturbazione dell’equilibrio per far allontanare il sistema dalla posizione iniziale. Trasposto in ambito economico il concetto di stabilità indica conformemente l’obiettivo cui si tende mediante la ricerca di strumenti volti ad attenuare gli effetti dell’intensità delle fluttuazioni dei sistemi economici, strumenti che dovranno necessariamente tener conto di tutte le variabili, intrinseche ed esogene, idonee a turbare il tendenziale equilibrio del sistema, nella misura in cui se un sistema stabile è da ritenersi in equilibrio, non necessariamente una situazione di equilibrio sarà caratterizzata da stabilità. Da ciò la ricerca, sempre più ampia, di strumenti volti appunto ad evitare il prodursi di futuri eventi fonte di instabilità, mediante una ponderazione dei rischi funzionale all’elaborazione di una regolazione pubblica che, attraverso l’azione preventiva e precauzionale, consenta di ricercare e conservare la stabilità. Proprio tale esigenza di contenimento dei rischi insiti nello sviluppo accelerato della finanza, porta a riconoscere alla stabilità finanziaria natura di interesse pubblico e costituisce l’origine della trasposizione del concetto di stabilità in ambito giuridico. Emerge, in particolare nel settore bancario, la consapevolezza che la stabilità finanziaria non si manifesti spontaneamente per effetto della concorrenza, con la conseguente necessità di creare organismi super partes al fine di regolare e vigilare i comportamenti di mercato. Orbene proprio l’art. 5, comma 1 del Testo unico bancario (TUB) individua fra le finalità della vigilanza sugli istituti di credito la «stabilità complessiva» e parimenti l’art. 5, comma 1 del Testo unico finanziario (TUF) annovera fra gli obiettivi della vigilanza in materia di intermediazione finanziaria «la stabilità ed il buon funzionamento del sistema finanziario». Con la realizzazione di un contesto monetario unificato si è poi reso necessario istituire meccanismi regolamentari e vincoli tali da evitare, o quantomeno contenere, anche i rischi di crisi nazionali, allo scopo di salvaguardare la stabilità dell’economia europea... (segue)



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