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FOCUS - Numero speciale 26/2016 N. 0 - 30/12/2016

 Unione europea e Stati nazionali di fronte alla crisi economica. Riflessioni a margine

Il tema “Unione europea e Stati nazionali di fronte alla crisi economica”, mi porta a ricordare, non senza un po’ di nostalgia, la presentazione nel 2004, presso la sede italiana del parlamento europeo, del volume “Istituzioni, diritti, economia. Dal trattato di Roma alla Costituzione europea”, nel quale erano presentati i risultati di una ricerca di rilevante interesse nazionale rivolta allo studio della costituzione europea. Tale lavoro di ricerca vedeva coinvolti molti dei relatori presenti in questa giornata di studi, a riprova che la materia richiede, nel suo complesso, un’attenzione ed uno studio senza soluzione di continuità. Già in quel lavoro di ricerca, nonostante l’entusiasmo che aveva pervaso tutta l’opinione pubblica e anche parte del mondo accademico, per il processo che aveva portato all’elaborazione del “Trattato che adotta una costituzione per l’Europa”, si metteva in evidenza come l’Unione europea, nata come Comunità economica, presentasse, sin dalle sue origini , significativi risvolti politici dai quali anche le tematiche economiche e finanziarie non avrebbero potuto prescindere e che, proprio per questo, il nuovo Trattato, nonostante la costituzionalizzazione dei diritti fondamentali della Carta di Nizza, che peraltro avevano già trovato riconoscimento nell’evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia, e nonostante la novità della scelta adottata nel Consiglio europeo di Laeken di seguire il metodo della Convenzione per procedere ad una riforma dell’architettura istituzionale che, superando lo status quo, operasse un equilibrio dei poteri, presentava nel suo contenuto una ambiguità di fondo e notevoli elementi di criticità. Infatti, il modello costituzionale adottato era caratterizzato dalla combinazione di elementi tipici della cooperazione intergovernativa ed elementi propri degli ordinamenti compositi di stampo federale, senza, dunque, una scelta chiara che disegnasse un’architettura delle istituzioni europee che fosse equilibrata nei rapporti tra parlamento europeo, Consiglio, Consiglio europeo e Commissione, e tra questi e gli Stati membri. Tale ambiguità era peraltro aggravata dalla circostanza, affatto marginale, che nel nuovo progetto costituzionale rimanevano irrisolti aspetti strategici e fondamentali della governance economica e finanziaria che sino ad allora erano rimasti all’interno della c.d. costituzione economica, con la conseguenza che il Trattato costituzionale nasceva già con un evidente deficit di governance politica... (segue)



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