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NUMERO 2 - 25/01/2017

 Il contributo del Partito popolare alla costruzione dell'Europa e l'elezione di Antonio Tajani alla presidenza del Parlamento europeo

Il 17 gennaio scorso, con 351 preferenze, l’esponente del PPE Antonio Tajani è stato eletto Presidente del Parlamento europeo, superando in un ballottaggio tutto italiano il socialista Gianni Pittella, fermatosi a 282 voti. In tal modo il politico di Forza Italia succede al tedesco Martin Schulz alla guida dell’Assemblea di Strasburgo. Invero la circostanza ha suscitato non pochi malumori nel Gruppo dei “Socialisti e Democratici”, di cui Schulz come Pittella sono espressione, giacché la guida popolare del Parlamento europeo viene ad aggiungersi a quella delle altre due importanti istituzioni dell’Unione, cioè la Commissione (con il lussemburghese Jean-Claude Juncker) ed il Consiglio europeo (con il polacco Donald Tusk). Eppure, da voci di corridoio (peraltro mai ufficialmente confermate) si apprende che l’alternanza socialista-popolare alla presidenza del Parlamento rientrava nell’accordo raggiunto tra PPE e S&D all’epoca della designazione di Schulz, eletto a suo tempo senza grosse difficoltà proprio in virtù dell’alleanza elettorale tra popolari e socialisti, espressione di quella, più ampia, tra i due maggiori gruppi del PE, che ha segnato in questi anni l’attività parlamentare dell’Unione. Anche se, a onor del vero, ciò accadeva prima che i popolari riuscissero a spuntare anche l’elezione di Tusk alla guida del Consiglio europeo, così da rimettere in discussione gli equilibri tra i due principali partiti europei. Di conseguenza oggi l’elezione di Tajani, non potendo più contare sull’appoggio dei socialisti, ha fatto leva su quello dei parlamentari Liberali dell’Alde di Guy Verhofstadt, ma anche sul consenso dei conservatori Tories, nonché degli eurodeputati polacchi del PIS di Kaczinsky. La vicenda, pertanto, segnerebbe – almeno per questa legislatura – la fine all’esperienza di Große Koalition, che ha dominato in questi anni la scena politico-legislativa europea, determinando in prospettiva il netto spostamento a destra del baricentro dell’attività dell’Europarlamento, fino al punto da poter ipoteticamente condizionare nel prossimo futuro le stesse iniziative della Commissione... (segue)



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