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NUMERO 3 - 08/02/2017

 Il TAR del Lazio scrive (forse) la parola 'fine' alla vicenda di Calciopoli

Con sentenza n. 9563 dello scorso 6 settembre 2016, il TAR del Lazio (Sez. I-ter), ha dichiarato infondata, respingendola, la domanda di risarcimento dei danni avanzata dalla Juventus nel 2011 nei confronti della FIGC, responsabile - secondo la società bianconera - della mancata revoca in autotutela dell’assegnazione dello scudetto della stagione 2005-2006 attribuito all’Inter, neppure a seguito degli sviluppi intercorsi nell’ambito del processo penale da cui la complessa vicenda sportiva - nota alle cronache come “Calciopoli” - aveva tratto origine. L’infondatezza della pretesa della società bianconera si deduce, in particolare, dall’accertamento - rimasto inoppugnato - in merito alla legittimità del provvedimento del commissario straordinario della FIGC del 26 luglio 2006 (che, come si ricorderà, era stato adottato anche a seguito della costituzione di una apposita commissione di studio, che aveva fornito un parere motivato sul punto), con cui si è provveduto all’assegnazione del titolo di “Campione d’Italia” alla società FC Internazionale di Milano Spa, in qualità di prima società utilmente classificata, a seguito della squalifica di Juventus e Milan. È stata parimenti ritenuta inammissibile - per difetto assoluto di giurisdizione - la domanda del club torinese (presentata con esposto-istanza inoltrato nei confronti della FIGC il 10 maggio 2010, e respinto con delibera del Consiglio Federale del 18 luglio 2011) volta ad ottenere un provvedimento di non assegnazione dello scudetto - revocato all’attrice a seguito di squalifica comminata in virtù dell’accertamento (sia in sede penale, sia in sede sportiva) di fattispecie d’illecito sportivo - che il commissario straordinario aveva attribuito ad altra società. Deve, infine, ritenersi infondata la domanda risarcitoria, proposta dalla stessa società nei confronti della FIGC, che aveva lamentato il danno conseguente alla delibera del consiglio federale di reiezione della suddetta istanza, non potendo, tale delibera, configurarsi “quale atto avente propria portata lesiva”... (segue)



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