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NUMERO 8 - 19/04/2017

 Riesercizio del potere amministrativo e stabilità degli effetti giuridici

Nell’ambito di una riflessione più generalmente dedicata a cause e rimedi della “cattiva amministrazione”, il presente studio si propone di esaminare il fenomeno del riesercizio del potere amministrativo, o, detto in altre parole, l’istituto dell’autotutela decisoria della pubblica amministrazione; e di riflettere sul fatto se tale fenomeno o istituto sia un fattore di buon andamento o, al contrario, di cattiva amministrazione. L’analisi non prenderà pertanto in esame le funzioni di prestazione; non si preoccuperà quindi del se e perché i servizi pubblici funzionino male o se e perché i beni pubblici vengano utilizzati male, indicandone i possibili rimedi. L’analisi si concentrerà sull’attività amministrativa di regolazione, intendendo per tale l’attività autoritativamente posta in essere dalla pubblica amministrazione per creare, modificare o estinguere unilateralmente rapporti giuridici. Preliminarmente, intendo precisare se e come nell’ambito dell’Ordinamento sia assicurata più in generale la stabilità delle decisioni assunte imperativamente dai pubblici poteri e come si differenzino sotto questo profilo il valore della legge o più genere di un atto normativo e di una sentenza. Prenderò poi in specifica considerazione la problematica con riferimento all’atto amministrativo; esaminando come il problema viene affrontato e risolto nel quadro tradizionale dell’attività amministrativa autoritativa, e come venga invece affrontato e risolto dal processo riformatore contemporaneo, impegnato nel tentativo di dare soluzione alle ipotesi in cui l’applicazione della concezione tradizionale dell’autotutela decisoria si è rivelata problematica. Concluderò osservando come, al pari dell’autotutela esecutiva, anche l’autotutela decisoria risulti più strettamente ancorata al rispetto del principio di legalità dell’azione amministrativa... (segue)



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