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NUMERO 12 - 14/06/2017

 L'Irlanda del Nord: lo specchio del centralismo britannico dalla repressione alla Brexit

Per l’Irlanda del Nord più che per altri ordinamenti il giurista, qualora intenda provare a comprendere i fenomeni giuridico-costituzionali che la riguardano, indagandone la ratio e valutandone gli effetti, deve confrontarsi non soltanto con la prospettiva storica, ma anche con quella antropologica e finanche, per così dire, “di costume”. Non è indifferente, infatti, per il giurista, sapere che il primo incontro in Irlanda del Nord inizia generalmente con un rituale iter di individuazione dell’identità politica dell’interlocutore; ed è particolarmente significativo che il segno più immediato di tale identità politica sia generalmente rappresentato proprio dalle modalità con le quali è riconosciuta l’Irlanda del Nord. Mentre Unionisti e lealisti dell’Ulster la chiamano Ulster, o Irlanda del Nord, appunto, i repubblicani e i nazionalisti irlandesi la definiscono come “Sei Contee”, o come “Nord”, ciò che fa subito emergere il radicato rifiuto di assegnare un valore identificativo all’Irlanda del Nord come ordinamento giuridico avente una propria legittimazione politica. Anche il nome dell’accordo del 1998 che, come si sottolineerà in seguito, ha dato avvio alla devolution nord-irlandese, muta a seconda di chi ne parla: è l’accordo di Belfast, per gli Unionisti, ma è l’accordo del Venerdì Santo (anche a noi noto come Good Friday Agreement), per i repubblicani. Anche per queste ragioni, sembra indispensabile, al fine di comprendere appieno lo statuto costituzionale nord-irlandese, gli effetti dell’Accordo che ne rappresenta il principale fondamento, e le prospettive che si aprono nel travagliato contesto della c.d. Brexit, volgere lo sguardo verso il passato, alla ricerca degli eventi che più hanno condizionato la storia irlandese, e quindi nord-irlandese, per ripercorrerli, pur sommariamente. Va precisato fin d’ora che si darà conto soltanto di alcuni momenti, quelli evidentemente ritenuti più significativi soprattutto al fine di comprendere le peculiarità giuridico-costituzionali del sistema studiato. Nulla si potrebbe scrivere sullo stato attuale dell’Irlanda del Nord, sulle prospettive della devolution in quel territorio, né sull’impatto che la Brexit potrebbe determinare sugli assetti politico-istituzionali dell’ordinamento, senza ricordare che la storia dell’Irlanda del Nord (le Sei Contee di Antrim, Down, Fermanagh, Tyrone, Derry ed Armagh), è inscindibilmente legata alla storia delle Contee, ventisei, che costituiscono la Repubblica d’Irlanda (EIRE). La storia dell’Irlanda del Nord inizia nel 1921, quando il Trattato angloirlandese sancisce la divisione dell’isola di Irlanda in due soggetti giuridicamente distinti, dando vita, da subito, alla resistenza nazionalista e repubblicana nei confronti del dominio britannico, reso particolarmente inviso anche dall’attitudine particolarmente repressiva di Londra e dalle condotte discriminatorie e segregazioniste della maggioranza protestante e delle istituzioni protestanti nord-irlandesi. Dal 1921 convivono sul territorio nord-irlandese due comunità le cui aspirazioni politiche, religiose, la cui caratterizzazione economica e sociale, divergono senza punti di intersezione. Da un lato i cattolici, repubblicani, orientati alla riunificazione dell’Irlanda al fine di “rimpatriare” la propria identità politica e culturale, socialmente ed economicamente disagiati, dall’altro lato i protestanti, perfettamente affini all’impostazione politica del governo centrale di Londra, attenti a salvaguardare i propri privilegi economici e sociali e timorosi di vederli neutralizzati in caso di riunificazione irlandese. Una divergenza che è esacerbata dalla costante limitazione dei diritti fondamentali della comunità cattolica, da cui scaturiranno i ben noti “Troubles”, a cui si farà riferimento in seguito, e che il ricorso alla violenza, da parte di entrambe le comunità, ha a sua volta inasprito. Un punto di svolta è segnato dalla Downing Street Declaration del 15 dicembre 1993, ma soprattutto dal Good Friday Agreement, concluso il 10 aprile del 1998. Un accordo che per l’Irlanda del Nord riassume diversi significati: l’avvio (possibile) di un processo di pacificazione, la sperimentazione di una devolution che la avvicina alle altre “regioni” del Regno Unito, in quello stesso anno interessate da processi simili, sebbene non assimilabili, la conclusione di un patto internazionale che ne riconosce, rendendola “speciale” rispetto a tutte le altre regioni del Regno, un sostanziale (e fondamentale) diritto alla secessione... (segue)



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