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NUMERO 13 - 28/06/2017

 I primi tre governi Rumor, dopo il governo Leone

+ La nascita dei governi

Il 1968 segnò l’avvio di una fase  particolarmente difficile per l’Italia, sia sul piano politico che su quello sociale. Il riaccendersi di una fase contestativa a livello prevalentemente studentesco ed operaio, e destinata a durare per un lungo periodo, fece da sfondo alle elezioni politiche del  maggio del 1968.  Il 23 aprile, a poco meno di un mese da quelle nazionali, ci furono le elezioni regionali in Valle d’Aosta, «un test elettorale» che avrebbe dovuto fare da indicatore rispetto alle successive elezioni nazionali e che invece ingannò le aspettative in quanto fece perdere consensi ai comunisti, lasciò la DC ferma nella sua posizione e portò i socialisti unificati, in una posizione di deciso miglioramento, rispetto a quanto i due partiti avessero invece, ottenuto divisi. Ma le elezioni del 19 maggio, sul piano nazionale produssero risultati diversi. Con una partecipazione alle urne pari al 92,7 % degli elettori iscritti per la Camera di poco inferiore rispetto al 92,8 % registrato nelle elezioni generali del ’63, la DC non solo era riuscita ad arrestare lo slittamento a destra del partito registrato in precedenza, ma soprattutto ad accrescere, seppure di poco, la propria percentuale di consensi, passando dal 38,3 al 39.1% e guadagnando di conseguenza, alla Camera dei deputati, 6 seggi;  il PCI usciva trionfante con una crescita del 1,6% corrispondente a 6 seggi. Ai profitti dei Repubblicani, che passavano da 6 a 9 seggi, si contrapponeva il processo di erosione della destra con il MSI che scendeva da 27 a 24 seggi e i liberali che perdevano 8 dei 39 seggi guadagnati nella tornata elettorale del 1963. La vera sconfitta fu registrata dal PSU che ottenne un milione e mezzo di voti in meno rispetto a quanto i due partiti separati avevano acquisito nelle precedenti elezioni; il Partito Socialista Unificato usciva dalle elezioni del 1968 con uno scarno 14,5% e 91 seggi  rispetto al 13,8% del PSI e al 6,1% del PSDI  raggiunti cinque anni prima. La scelta compiuta da Nenni e Saragat nel 1966 di unificare le due famiglie socialiste, il PSI e il PSDI, ma non di formare un partito unico del tutto nuovo, presentando il PSU con Nenni Presidente, alle elezioni come un partito a due teste, con due segretari, De Martino e Tanassi, due apparati e due comitati centrali, non aveva prodotto i risultati sperati. Le elezioni ne furono la prova, in quanto il Partito Socialista Unificato non raggiunse gli effetti voluti con la conseguenza, nell’immediato, non solo di bloccare il processo di unificazione ancora in corso, ma anche di portare le due componenti socialiste su posizioni politicamente contrapposte che  provocarono il «disimpegno» dalla collaborazione governativa di centro sinistra. Il 6 giugno 1968 il Presidente della Repubblica Saragat, accettate le dimissioni del Presidente del Consiglio Aldo Moro, diede allora avvio alle consultazioni e, in seguito agli elementi di giudizio emersi e alle posizioni segnalate dai colloqui con i principali rappresentanti politici, decise di assegnare l’incarico a Mariano Rumor. Ma l’impossibilità di formare un governo stabile di centro-sinistra per la decisione dei socialisti di non voler far parte della nuova coalizione con DC e PRI non permise a Rumor di poter accettare, cosicché il 12 giugno si recò al Quirinale per rinunciare all’incarico conferitogli. Presa coscienza della situazione politica, Saragat procedette ad un nuovo ciclo di consultazioni, non privo di polemiche sulla stampa e sui quotidiani nazionali, in quanto limitate ai soli presidenti dei gruppi parlamentari e dirigenti politici della DC, PSU e PRI, per dar vita ad un governo presieduto da Giovanni Leone, un «monocolore d’attesa», avendo constatato l’impossibilità di formare una coalizione tra DC, PSU e PRI. Un monocolore DC, dunque, sostenuto dall’astensione del PSU, e del PRI. Il Governo Leone si profilava per la sua breve durata (dal 24 giugno al 12 dicembre 1968) un governo di riflessione che potesse presto sfociare, come espressamente riportato nella mozione di fiducia presentata al termine della dichiarazioni programmatiche presentate alla Camera, nella costituzione di un governo di legislatura... (segue)



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