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NUMERO 14 - 12/07/2017

 Recensione a I. Nicotra (a cura di), L'autorità nazionale anticorruzione

"L'Autorità Nazionale Anticorruzione: tra prevenzione e attività regolatoria" è un volume che descrive in maniera chiara ed esaustiva la rilevante problematica dell’individuazione degli strumenti di contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione, sulla quale di recente molto si è accentrata l’attenzione sia degli addetti ai lavori che dell’opinione pubblica. Come è stato, invero, già rilevato da autorevoli esponenti dell’accademia, dell’avvocatura e della magistratura, il tema assume una sua evidente peculiarità, perché costituisce un approccio di tipo preventivo a fronte del pericolo sempre più grave di contaminazione patologica dell’azione dei soggetti a cui sono attribuiti pubblici poteri. Al cospetto del dilagare del fenomeno della corruzione nell’ambito dell’esercizio della potestà amministrativa, sempre più allarmante nel nostro paese, ci si è resi conto, infatti, che isolatamente gli strumenti di natura penale che il nostro sistema giuridico aveva a disposizione, essenzialmente successivi nella loro applicazione alla realizzazione della fattispecie criminosa, non erano idonei a realizzare quell’efficacia realmente deterrente alla quale dovevano mirare. Anche in attuazione di importanti precedenti internazionali ed europei (ci si riferisce, in particolare:  alla Convenzione relativa alla lotta contro la corruzione stipulata a Bruxelles il 26 maggio 1997; alla Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, stipulata a Parigi il 17 dicembre 1997 e ratificata, in Italia, con legge 29 settembre 2000, n. 300; alla Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dalla assemblea generale dell’ONU il 21 ottobre 2003, con risoluzione n. 58/a e recepita in Italia con legge 3 agosto 2009 n. 116; alla Convenzione penale sulla corruzione, stipulata a Strasburgo il 27 gennaio 1999 e ratificata in Italia con la legge 28 giugno 2012 n. 110), si è deciso, dunque, di costruire pure all’interno del nostro ordinamento un impianto normativo che fosse capace di contrastare effettivamente ed in via preventiva il fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione, inquadrandolo nel sistema del diritto amministrativo. La curatrice del volume, Ida Angela Nicotra, nel raccogliere i nove saggi, due dei quali dalla stessa personalmente redatti e fornirne la migliore collocazione sistematica all’interno del volume, ha mirabilmente raggiunto il risultato di compiere una accurata descrizione del complesso delle importanti funzioni attribuite all’ANAC, sia come principale attore del contrasto preventivo alla corruzione, che come autorità di regolazione e vigilanza nel rilevante settore delle pubbliche commesse. L’opera si apre con la prefazione di Filippo Patroni Griffi, Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, dalle cui parole si coglie l’essenza della finalità che la curatrice ha voluto perseguire: “Il merito di questo volume –curato da Ida Angela Nicotra- è duplice: fornire un quadro sistematico del, per certi versi, convulso susseguirsi di interventi normativi in un ristretto arco temporale; farlo in maniera seria, approfondita e sostanzialmente esaustiva con riguardo al momento della centralità della prevenzione nel contrasto alla corruzione”. Il primo saggio, di Felice Giuffré, effettua un’accurata ricostruzione del fenomeno della nascita delle Autorità indipendenti e dell’inquadramento delle potestà delle stesse nell’ambito del nostro sistema costituzionale e normativo, analizzando in maniera approfondita le opinioni che si sono registrate sul tema nel panorama dottrinale e proseguendo con l’esame del “modello paradigmatico” dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che, come le altre Autorità, in virtù della peculiare caratteristica dell’indipendenza sia dal potere politico che dagli operatori economici, nonché del valore aggiunto della elevata competenza tecnica in settori di particolare rilevanza e complessità, può assumere, per l’autore, una funzione di ausilio nel colmare i deficit che si registrano sempre più nel funzionamento dei meccanismi di democrazia rappresentativa dello stato di diritto. Tali organismi trarrebbero, invero, la loro legittimazione dall’utilizzazione di strumenti partecipativi, dai quali conseguirebbe la migliore realizzazione del principio della trasparenza... (segue)



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