Log in or Create account

NUMERO 20 - 25/10/2017

 Obiezioni di coscienza e timori di complicità

La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di pronunciarsi sul caso della torta nuziale – relativo alla legittimità costituzionale del rifiuto di un pasticcere di confezionare un dolce per il matrimonio di una coppia same-sex – offre lo spunto per riflettere sulla tendenza che, in vari ordinamenti, ha visto crescere le richieste di esenzione dall’osservanza di provvedimenti normativi che investono la garanzia di diritti controversi. Nei casi che saranno presi in considerazione, chi invoca l’introduzione di una clausola di coscienza (o denuncia la mancata previsione, da parte del legislatore, di un “accomodamento ragionevole” che consenta di contemperare le esigenze di tutte le parti in gioco) esprime il timore di contribuire ad una condotta altrui che giudica contraria ai propri convincimenti morali o religiosi. La parola “complicità” – mutuata dall’espressione inglese “complicity claims” – rende bene, a nostro parere, la natura di tali istanze di obiezione di coscienza, in cui – come si tenterà di dimostrare – il nesso causale tra condotta richiesta dalla legge e il prodursi dell’atto è spesso flebile e, tuttavia, l’obiettore enfatizza in maniera particolare il carattere personale del proprio coinvolgimento e le sue conseguenze sia nella propria sfera personale, che a livello pubblico ed espressivo. Questo scritto si propone di fornire, in primo luogo, un quadro dei recenti casi di obiezione di coscienza relativi a timori di complicità emersi nel nostro Paese, per poi volgere lo sguardo ad altri ordinamenti ed alle pronunce delle corti costituzionali che per prime hanno affrontato casi analoghi di conflitto tra libertà religiosa e divieto di discriminazione. Gli esempi stranieri ci forniranno interessanti spunti di riflessione sulle argomentazioni sviluppate dalle parti e sulle conclusioni delle corti riguardo ad esse. Nel seguito della trattazione si tenterà di evidenziare i tratti comuni alle istanze di obiezione, tentandone un confronto con le ipotesi di obiezione secundum legem riconosciute in molti ordinamenti (come, ad esempio, quella riguardante l’interruzione della gravidanza). Inoltre, si guarderà al modo in cui gli obiettori e le corti costituzionali hanno inteso, in una prospettiva più generale, il rapporto tra obiezione e obbedienza alla legge nei casi ispirati da timori di complicità. La nostra attenzione si concentrerà anche sulla rilevanza dello status del soggetto obiettore (in particolare, nei casi di richiesta di esenzione avanzati da ufficiali dello stato civile) ed al modo in cui si è tentato di superare le difficoltà derivanti da tale limite soggettivo in nome del divieto di discriminazione in base alla fede religiosa. In questo modo, la nostra analisi ci consentirà di svolgere alcune riflessioni sulle conseguenze, sul piano costituzionale e sociale, derivanti dal ricorso ad “accomodamenti in via di fatto”, ossia a soluzioni adottate sine legem e in via di prassi in vari ordinamenti, incluso quello del nostro Paese, al fine di contemperare tutti i diritti in gioco. Nella parte finale, si tenterà in ultimo di evidenziare le difficoltà insite in alcune proposte di bilanciamento tra confliggenti divieti di discriminazione, mettendo in evidenza come la loro legittimità costituzionale non vada valutata parzialmente, bensì prendendo in considerazione tutti i i costi sociali ed i principi e diritti costituzionali in gioco... (segue) 



NUMERO 20 - ALTRI ARTICOLI

Execution time: 39 ms - Your address is 54.224.168.206