Log in or Create account

NUMERO 6 - 14/03/2018

 Il contributo delle Città metropolitane italiane al processo di integrazione europea

Nel maggio 2015, in occasione dello “State of the Union” organizzato dall’Istituto Universitario Europeo, è stata firmata una “Nuova dichiarazione Schuman”, a sessantacinque anni dalla famosa dichiarazione dell’allora Ministro degli esteri francese Robert Schuman che proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Nell’anniversario di quello che viene ricordato come uno degli eventi fondativi dell’Unione europea è stato proposto di riconsiderare le priorità nell’allocazione delle risorse dall’Unione, tradizionalmente destinate per la maggior parte al settore agricolo. Allo stato attuale – si legge nella dichiarazione – la realtà di molti cittadini è “urbana”, e dunque occorre uno spostamento delle risorse verso una “Common Urban Policy”. Ma già nel 2012 la denominazione della Direzione generale della politica regionale della Commissione europea era stata modificata in DG “Politica regionale e urbana”. Questo mutamento non ha solo una valenza meramente nominale, ma esprime la nuova consapevolezza che le città devono partecipare concretamente allo sviluppo territoriale, sociale ed economico dell’Ue, ed esprime il riconoscimento della forte dimensione urbana oramai assunta delle politiche europee, con specifico riguardo alla politica regionale. Questi due fatti puntuali esprimono bene il portato della “svolta urbana” che si registra nelle politiche dell’Ue. Dal punto di vista numerico, il 72% della popolazione europea vive oramai in città, paesi e sobborghi urbani. Sebbene il tasso di urbanizzazione della popolazione abbia subito un rallentamento, la quota della popolazione urbana continua a crescere e raggiungerà probabilmente un livello superiore all’80% entro il 2050. Le aree metropolitane coprono solamente il 4% del territorio, ma ospitano quasi la metà della popolazione e producono circa il 55% del prodotto interno lordo. È facilmente comprensibile, quindi, il motivo di questa crescente attenzione delle istituzioni europee verso le realtà urbane e, nello specifico, verso il governo delle aree metropolitane. Al contempo, lo stesso processo di integrazione europea sta provocando forme di “deterritorializzazione” e di ridisegnamento dei confini istituzionali, mutando le modalità di governo delle aree metropolitane stesse. Il presente contributo intende soffermarsi proprio sul ruolo delle autorità metropolitane nel processo di integrazione europea, con specifico riguardo alle neo-istituite Città metropolitane italiane. Inizialmente ci si soffermerà sugli indirizzi che esprimono una sempre maggiore consapevolezza delle istituzioni europee e sulla progressiva concentrazione di attenzione – e di risorse – sulle realtà urbane. Successivamente si metteranno a fuoco i motivi per cui le autorità metropolitane rappresentano un campo di indagine qualificato per valutare le nuove dinamiche di integrazione europea, con particolare riguardo alla capacità di questi enti di creare reti di rapporti istituzionali e di proiettarsi su scenari globali. Di seguito l’analisi si sposterà sull’ordinamento italiano e sulle recenti riforme che hanno dato vita, anche nel nostro Paese, alla istituzione delle Città metropolitane. L’obiettivo è quello di valutare il concreto apporto di queste ultime al processo di integrazione europeo e di indagare l’effettivo rilievo sovranazionale che hanno assunto ad oltre tre anni dalla loro istituzione. A questo scopo verrà analizzata la prassi che si è sviluppata in questo pur breve – ma significativo – lasso di tempo, cercando di sottolineare pregi, limiti e potenzialità da sviluppare affinché le nuove Città metropolitane possano dimostrarsi all’altezza della propria denominazione... (segue)



Execution time: 60 ms - Your address is 54.224.235.183