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NUMERO 8 - 11/04/2018

 Il conflitto armato in Colombia

Nel momento in cui ci si accinge ad analizzare il conflitto armato in Colombia è necessario penetrare nella storia stessa del Paese e negli avvenimenti politico-sociali. Tale cornice permette di scoprire e osservare il panorama delle cause che hanno scatenato uno dei conflitti più lunghi e crudeli della storia contemporanea. Tale precisazione assume una valenza non solo dal punto di vista descrittivo, bensì come spiegazione logico sistematica dello stesso conflitto le cui peculiarità lo rendono sui generis. Innanzitutto, preme indicare che tale conflitto presenta sei caratteristiche principali. In primo luogo, si tratta di un conflitto prolungato nel tempo, essendo il più antico di tutto il continente americano. In secondo luogo, si tratta di un conflitto complesso, il cui numero di protagonisti è molto variegato poiché non si tratta di un conflitto coinvolgente due sole parti, come tradizione vuole, bensì una pluralità di protagonisti. Da una parte, uno Stato debole, non sempre coerente con la propria linea politica, incapace di svolgere le sue fondamentali funzioni di controllo effettivo del territorio nazionale e di fare fronte, in maniera adeguata, alle necessità che sono state disperatamente invocate dalla popolazione. Inoltre, lo Stato e i livelli politico amministrativi allo stesso subordinati si sono rivelati divisi sulle modalità di conduzione del conflitto. Dall’altra parte, esiste una pluralità di gruppi guerriglieri che non possono essere limitati e identificati solo come “FARC-EP”, in quanto, come si vedrà, quella fazione guerrigliera rappresenta soltanto uno, per quanto il più importante, dei tanti gruppi che sono esistiti e che, in misura minore, esistono ancora oggi, ed i cui elementi distintivi sono l’orientamento politico, ideologico, strategico e le relative rivendicazioni ed obiettivi. In questo contesto si sono poi inseriti, a partire dagli anni Ottanta, con maggiori ripercussioni a partire dagli anni Novanta, i gruppi paramilitari che hanno seminato il terrore e sono entrati con le loro pretese nelle dimensioni del conflitto. Tale multilateralità del panorama conflittuale è stata ulteriormente complicata e aggravata dall’imponente sviluppo del narcotraffico. Un terzo elemento caratterizzante è la discontinuità del conflitto. Infatti, sebbene siano stati tentati, nel corso dei decenni, diversi accordi per porre fine al conflitto, si è trattato solo di palliativi o di tregue di breve durata, che non potevano di certo condurre ad una pacificazione reale perché la diagnosi sulle origini del conflitto era errata. Un quarto elemento è costituito dalla conformazione ambientale e geografica regionale, dall'eterogeneità della popolazione locale e dalle forme di popolamento. Inoltre, l’occupazione delle terre e lo sfollamento delle popolazioni contadine ha sicuramente inciso e caratterizzato lo svolgimento del conflitto in maniera peculiare. Un quinto elemento di distinzione è che siamo di fronte ad un conflitto nato da radici sostanzialmente politiche. Ultima caratteristica, importante e decisiva per valutare gli esiti di una futura pacificazione, è il grado di atrocità e di violenza delle dinamiche del conflitto, che nel solo periodo compreso tra il 1958 e 2012 ha determinato più di 8.000.000 di vittime, di cui circa 270.000 morti, 47.000 desaparecidos, 10.250 vittime di tortura, 36.000 sequestrati, 24.550 vittime di violenza sessuale e più di 7.200.000 gli sfollati. La popolazione civile, di tutti i livelli sociali, si è dovuta piegare alle minacce provenienti dai diversi gruppi guerriglieri e paramilitari. Tali minacce hanno comportato il pagamento di “tasse arbitrarie”, la consegna di bestiame e vettovaglie e, nel peggiore dei casi, anche la consegna di figli minorenni da arruolare nei diversi “eserciti” sovversivi. L’aspetto più drammatico è dato dal fatto che l’impossibilità della popolazione di soddisfare le richieste di ogni gruppo, esponeva la stessa alle rappresaglie dei gruppi le cui pretese non fossero state soddisfate... (segue)



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