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NUMERO 17 - 12/09/2018

 Un nuovo governo autonomico e la fine della coercizione statale in Cataluña: un consuntivo sull'art. 155 della Costituzione spagnola

Il recente avvento in Cataluña di un nuovo Esecutivo, in singolare coincidenza con il giuramento di un nuovo Presidente del Governo di Spagna, ha determinato la fine dell’applicazione nel territorio catalano dell’art. 155 della Costituzione spagnola (da ora in poi anche CE). Infatti, nell’Accordo adottato dal Consiglio dei Ministri in data 21 ottobre 2017 – poi confermato, seppure con qualche modifica, dal Senado – si stabilì che le misure acquisite ex art. 155 CE sarebbero state vigenti sino all’entrata in carica del nuovo Governo della Generalitat. Tale situazione politica è ancora tutta da decifrare nelle sue future evoluzioni. Da un lato si registra, per l’appunto, la costituzione di un nuovo Esecutivo catalano dopo le elezioni dello scorso dicembre 2017, con un Presidente, Joaquim Torra, che si dichiara fedele al processo secessionista voluto dal suo predecessore, Carles Puigdemont, dall’altro deve essere evidenziata l’approvazione – per la prima volta com’è noto dall’entrata in vigore della Costituzione del 1978 – di una mozione di sfiducia, che poi, ai sensi dell’art. 113.2 CE, ha indicato quale nuovo Presidente del Governo nazionale il socialista Pedro Sánchez. Quest’ultima novità costituzionale è tanto più rilevante ai fini della grave situazione catalana, se si considera che per l’approvazione della mozione di sfiducia sono stati determinanti i voti favorevoli di tre partiti indipendentisti, i primi due (PDECat e ERC) della Cataluña, il terzo (EH Bildu) del País Vasco, oltre naturalmente a quelli del Partito socialista, di cui è leader il nuovo Premier. In ragione di ciò sarà interessante verificare nei prossimi mesi l’indirizzo politico che assumerà il Governo spagnolo con riferimento al processo secessionista catalano. In particolare, si constaterà o una conferma dell’indirizzo del precedente esecutivo Rajoy, tutto ispirato al ripristino della legalità costituzionale e dello Stato di diritto, oppure un suo mutamento, di cui andranno eventualmente valutati la natura e il rilievo, anche in considerazione del fatto che il Presidente Sánchez si è sempre manifestato favorevole ad una riforma federale della Costituzione in tema di organizzazione territoriale. Al momento, comunque, un fatto è sicuro: la fine in Cataluña del regime di coercizione statale disciplinato dall’art. 155 CE. Va ricordato che a seguito di una serie di atti adottati negli ultimi anni dal Governo catalano e culminati con il referendum del 1 ottobre 2017 sull’indipendenza di quel territorio il Governo centrale Rajoy decise di attivare per la prima volta l’art. 155 CE, teso a disciplinare l’istituto della coercizione statale a fronte di un comportamento palesemente illegittimo delle Comunidades Autónomas. Invero, dopo la suddetta consultazione referendaria e la successiva dichiarazione d’indipendenza del Presidente Puigdemont (10 ottobre), con la sua insolita richiesta al Parlamento catalano di sospenderne gli effetti, il Presidente del governo spagnolo adottò in Consiglio dei Ministri le misure consentite ai sensi dell’art. 155 CE, per farle poi definitivamente approvare dal Senado (27 ottobre), come già prima anticipato. In realtà, non è stata quella catalana la prima esperienza in assoluto di attivazione dell’art. 155, dal momento che già nel 1989 l’istituto della coercizione statale fu esperito nei confronti delle Canarie a causa di obblighi fiscali rimasti inevasi; tuttavia, in quel caso fu sufficiente la semplice richiesta di adempimento del Governo nazionale per ripristinare da parte di quella Comunità Autonoma un corretto rapporto tra centro e periferia, senza l’adozione di specifiche misure. Pertanto, la prima e completa esperienza in Spagna di coercizione statale si è realizzata proprio in Cataluña, dopo che anche la richiesta avanzata dal Governo centrale di ritornare nella legalità costituzionale è stata disattesa. L’art. 155 ha avuto così modo di dispiegare i suoi effetti per più di sette mesi, in ragione di tutte le difficoltà connesse alla formazione di un nuovo Esecutivo in Catalogna in seguito alla fuga all’estero di Puigdemont per il timore di provvedimenti giurisdizionali e allo stato di prigionia di taluni politici catalani, che sono stati conseguenti alla loro attività secessionista, incriminata secondo il diritto penale sotto il profilo dei delitti di sedizione e ribellione. Ora, l’avvento del nuovo Governo catalano ha determinato la cessazione di ogni misura, per cui è possibile procedere – secondo l’intendimento di questo contributo – ad un’analisi compiuta sulla prima applicazione dell’art. 155 CE per verificare quella che è stata la sua resa finale… (segue)



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