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NUMERO 21 - 02/11/2016

 Svizzera - È rosso l’allarme svizzero? Note sul referendum ticinese del 25 settembre 2016

Il 25 settembre 2016 nel Canton Ticino si è svolto un referendum avente ad oggetto una corposa modifica della Costituzione cantonale. L’iniziativa referendaria, denominata “Prima i nostri”, si è contraddistinta per l’ampia portata, ma ha puntato più che mai sulla precedenza dei lavoratori locali. Per usare le parole dei promotori del referendum “(v)otando l’iniziativa costituzionale “Prima i nostri”, il cittadino svizzero che abita nel cantone Ticino manifesta concretamente la sua volontà di agire sulla Costituzione al fine di reintrodurre la “preferenza indigena” nel mercato del lavoro (…)”. Non sorprende che l’esito favorevole del referendum abbia preoccupato oltremodo un’opinione pubblica già di per sé in allerta per via delle controverse manifestazioni di volontà scaturite da iniziative popolari più o meno assimilabili a quella che si intende studiare. In effetti, è intuitivo riconnettere il referendum ticinese al voto popolare che pochi mesi prima, nel Regno Unito, ha aperto una nuova pagina sulla scena europea, viste le problematiche e le incertezze che ora si stagliano all’orizzonte. Inoltre, la volontà elettorale del referendum ticinese del 2016 ha incarnato l’accresciuta inquietudine che l’Europa tutta, da qualche tempo, sta registrando con riferimento all’immigrazione, a prescindere dall’associazione del “problema” alla sicurezza o alla circolazione dei lavoratori. D’altronde anche la “Brexit” è stata stimolata dal timore dell’immigrazione, avvertito da molti cittadini britannici... (segue)



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