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NUMERO 22 - 21/11/2007

Il tabù della sovranità e gli “istituti tipici di ordinamenti statuali di tipo federale in radice incompatibili con il grado di autonomia regionale attualmente assicurato nel nostro ordinamento costituzionale”

 +  Corte cost., Sentenza n. 365/2007
Per i giuristi la sovranità, da dogma, è diventata un tabù. Prima, era un qualcosa in cui credere inappellabilmente, senza poterlo mettere in discussione, punto di partenza di ogni ragionamento.
Come diceva Luigi Einaudi già nel 1918, la cultura giuridica dell’ottocento e della prima metà del novecento ha esaltato “il dogma della sovranità dello Stato, indipendente da altri Stati, unità perfetta in sé stesso, che si ammira nei trattati scolastici e si custodisce gelosamente come la gemma più preziosa del patrimonio nazionale”; ha dato spazio a questa idea “massimamente malefica” dietro la quale “vi è l’attributo sovrano… di dichiarare la guerra e di firmare la pace” e da questo attributo ha fatto discendere “tutte le altre qualità dello Stato sovrano e perfetto: di potere, esso solo, esigere ubbidienza assoluta da suoi cittadini, far leve e riscuotere tributi, impartire giustizia, senza essere soggetto ad alcuna corte giudiziaria posta al di sopra di sé; far leggi obbligatorie per tutti gli enti morali e le persone fisiche viventi entro la cerchia del territorio nazionale; negare la sovranità indipendente di qualsiasi corpo, come la chiesa, esistente entro il territorio suo; stipular trattati con altri Stati sovrani e denunciarli” ...(Continua)



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