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NUMERO 4 - 20/02/2008

Il governo delle frequenze davanti alla Corte di Giustizia

+ Corte di Giustizia, sent. 31 gennaio 2008, (Centro Europa 7)

L’ordinanza con la quale il Consiglio di Stato ha investito la Corte di giustizia di ben dieci questioni pregiudiziali riguardanti l’interpretazione della normativa comunitaria in materia di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale coinvolgeva numerosi profili della nostra controversa legislazione in materia: dal sempre auspicato e mai realizzato pluralismo informativo ad una disciplina, funzionale ad esso, delle risorse pubblicitarie, con i relativi tetti, per il finanziamento delle diverse emittenti, sino a quella dell’assegnazione e della distribuzione delle frequenze tra i diversi operatori, in una situazione nella quale l’occupazione di fatto delle frequenze (magari successivamente legittimate), in mancanza di qualunque titolo abilitativo (e financo il loro stesso commercio) ha rappresentato nel tempo, per le emittenti private, l’unica forma di acquisizione delle necessarie risorse frequenziali.

In altre parole, il Consiglio di Stato, con la sua ordinanza, metteva in evidenza alcune delle principali contraddizioni del nostro sistema radiotelevisivo, che è figlio del progressivo sgretolamento del monopolio pubblico, ma è sprovvisto di una adeguata disciplina dell’accesso al mezzo onde assicurare parità di condizioni tra i diversi competitori. Inoltre, secondo il giudice rimettente, per come è configurata dalla legge e dai provvedimenti di attuazione, la stessa transizione dal sistema analogico a quello digitale, anziché liberare risorse frequenziali, atte a soddisfare le richieste dei concessionari e a realizzare il pluralismo, rischia di riprodurre, aggravandole, le  constatate storture del mercato dell’analogico...



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