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NUMERO 16 - 06/08/2008

Il difficile equilibrio tra politica e magistratura: per un dibattito all'interno dei principi costituzionali

Basta riavvolgere il film di qualche mese e tornare all’inizio del 2008: il Ministro della Giustizia del Governo Prodi annuncia in Parlamento le sue dimissioni per poter sottrarre sé stesso e la sua consorte, Presidente del Consiglio regionale della Campania, a quello che considerava un ingiustificato e strumentale attacco di una Procura della Repubblica. Da quelle dimissioni inizia la crisi del Governo Prodi, che porterà rapidamente ad elezioni anticipate. In vacanza andiamo invece con un Presidente di una Regione governata dal centro-sinistra ristretto in carcere in ragione di una indagine penale su presunte corruzioni e concussioni nel settore sanitario. In mezzo, oltre a vari scandali e scandaletti in cui vengono “frullati” politici di seconda e terza categoria, banchieri, faccendieri, spioni, attrici e attricette, gossippari, pezzi di stampa e pezzi di magistratura, il campo è dominato dalla ennesima vicenda giudiziaria che vede coinvolto Berlusconi e dalla approvazione – con contorno di feroci polemiche costituzionali e politiche – della legge che sospende i procedimenti penali per le quattro alte cariche dello Stato.
Solo un ingenuo o una persona in mala fede può pensare che il problema sia (solo) l’attuale Presidente del Consiglio; né è sufficiente evocare un (pur notevole e facilmente percepibile) abbassamento del livello morale della politica. A molti osservatori sembra invece che, dal 1993, dall’insorgere cioè di “Mani Pulite” e dalla eliminazione dell’autorizzazione a procedere, il rapporto tra politica e magistratura sia entrato in un vortice impazzito, in cui il raccordo tra interessi, mezzi di comunicazione di massa e (pezzi di) magistratura appare (ed è) finalizzato ad intervenire sulla politica e orientarla, rendendo difficilissima, se non impossibile, qualsiasi attività di governo.
In questa situazione, la discussione sul rapporto tra giustizia e politica non può essere lasciata alla piazza, ma invero nemmeno alla riflessione dei due poli interessati, cioè magistrati e politici; occorre, invece, riprendere una riflessione istituzionale che prenda le mosse da quel momento delicato della vicenda istituzionale italiana. Questa discussione deve coinvolgere, in primo luogo, gli studiosi delle istituzioni e deve essere condotta con occhio innovativo, capacità di dialogo e di ascolto reciproco, attitudine bipartisan.
L’"Osservatorio sui processi di governo e sul federalismo”, già precedentemente occupatosi del tema, si ripropone di organizzare ad ottobre un seminario con queste caratteristiche; nel frattempo, ha chiesto ad alcuni studiosi di diritto costituzionale di rispondere, in maniera argomentata ma sufficientemente rapida, ad alcune questioni di rango costituzionale che appaiono cruciali per una corretta impostazione di un programma di intervento e di riforma del rapporto tra politica e giustizia.
Le domande a cui abbiamo chiesto di rispondere in questo o nei prossimi numeri di federalismi, sono quelle che più frequentemente stanno sul tappeto: 1. è opportuno ripristinare una qualche forma di autorizzazione a procedere – e con che ampiezza e a favore di chi - in nome di un equilibrio rinnovato tra giustizia e politica, intervenendo sull’art. 68 Cost.?; 2. si può pensare di introdurre una separazione delle carriere, evitando però una dipendenza dall'esecutivo? 3. è pensabile un qualche maggior raccordo tra magistratura e territorio (ad esempio, attribuendo qualche competenza ordinamentale alle Regioni ovvero prevedendo qualche meccanismo di elezione)? 4. si può intervenire sugli artt. 104 e 105, modificando poteri e composizione del Csm in modo da evitare corporativismi?; 5. si può intervenire sull’art. 112, modificando l'obbligatorietà dell'azione penale e affidando al Parlamento l'indicazione di priorità?; 6. quali correttivi di ordine costituzionale e ordinamentale si possono pensare per porre rimedio alla drammatica situazione della giustizia civile che, con grave disagio degli interessi dei consociati, riesce a decidere solo in tempi insopportabilmente lunghi? 7. come raccordare meglio – in nome dell’interesse dei cittadini – le diverse giurisdizioni, nazionali, comunitarie, internazionali?
Il delicato terreno dei rapporti tra rappresentanza politica e magistratura deve vedere nuovamente l’intervento di una robusta riflessione di carattere costituzionale: è con questa ambizione, e con l’obiettivo di fornire significativi spunti alla discussione politica, che federalismi pubblica un primo gruppo di interventi.

        di Beniamino Caravita di Toritto


 + STEFANO CECCANTI, Per un nuovo equilibrio tra giustizia e politica
Come dimostra la storia del costituzionalismo liberale, l’equilibrio tra i poteri rappresenta uno degli indici più significativi della natura realmente democratica di un Paese. La reciproca delimitazione delle sfere di attribuzione degli organi istituzionali...
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 + IDA NICOTRA, I poteri in equilibrio. Libertà d’esercizio delle funzioni tra inviolabilità e giurisdizione
La definitiva approvazione del c.d. “Lodo Alfano”, in materia di sospensione dei processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato, e le polemiche politiche e dottrinali che hanno contrassegnato il suo iter parlamentare...
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 + GIULIO M. SALERNO, Giustizia e politica: la necessità di un nuovo rapporto costituzionalmente orientato
I conflitti che agitano, ormai da non pochi anni, i rapporti tra la politica e la giustizia necessitano di essere affrontati mediante un approccio complessivo che tenga conto della ineluttabilità di rimodellare il quadro dei principi costituzionali...
 + ANDREA SIMONCINI, Giustizia e politica: la responsabilità e la cultura, i limiti del diritto
 + NICOLÒ ZANON, Alcune questioni sul nodo giustizia - politica



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