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NUMERO 7 - 08/04/2009

Verso l’approvazione finale della legge delega per l’attuazione del federalismo fiscale

L’approvazione finale del disegno di legge delega sul federalismo fiscale (“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”), che è ragionevolmente prevista per le prossime settimane, segnerà un passo decisivo nell’evoluzione del nostro ordinamento. La riforma costituzionale del 2001, per quanto parziale e lacunosa, potrà così trovare attuazione in un aspetto essenziale, vale a dire l’autonomo reperimento delle risorse finanziarie da parte degli enti territoriali nell’ambito dei principi di coordinamento stabiliti dalla legge dello Stato. Fino all’effettivo perseguimento di tale obiettivo, e dunque sino a che si manterrà  l’attuale “Costituzione finanziaria” provvisoriamente vigente sulla base dell’interpretazione dell’art. 119 Cost. fornita in sede giurisprudenziale dalla Corte costituzionale, è chiaro che la nuova ripartizione delle competenze tra centro e periferia stabilita dalla Costituzione rimarrà in buona parte una vana petizione di principio. Tanto più se si tengono presenti le gravi necessità imposte della presente congiuntura macroeconomica, i condizionamenti derivanti dal rilevante indebitamento complessivo che grava sulle amministrazioni e quindi sulla collettività nazionale, gli stringenti vincoli di bilancio imposti in sede europea, e dunque i ridotti margine di manovra che rimangono a disposizione dello Stato e delle autorità pubbliche tutte per dare luogo a qualsivoglia politica economica di contrasto della crisi o addirittura di sviluppo.
Certo, una volta approvata la legge delega, molto rimarrà da fare, sia sul versante della successiva concretizzazione dei numerosi principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario che sono indicati nella stessa delega, sia sul fronte della determinazione degli ulteriori elementi necessari per dare compiutezza ed efficienza al complessivo disegno riformatore. Innanzitutto, per quanto sia importante proseguire sul terreno dell’attuazione dei canoni essenziali che risultano dalla vigente cornice costituzionale in tema di decentramento e di dinamismo istituzionale, resta comunque ferma l’esigenza dell’indispensabile revisione della Costituzione nelle parti in cui la riforma del Titolo V appare palesemente insufficiente. 

(segue)



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