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NUMERO 9 - 06/05/2009

Elezioni europee o nazionali? Riflessioni sul voto e sulla cittadinanza europea

Con la presentazione delle liste elettorali e il compimento delle operazioni per l'ammissione delle stesse, è definitivamente iniziata in Italia la campagna per le elezioni dei membri del Parlamento europeo.
I media evidenziano una campagna elettorale sotto tono, imputandone la scarsa visibilità al minore impiego di risorse determinato dalla crisi finanziaria e alla maggiore utilizzazione di Internet rispetto ai tradizionali mezzi di propaganda. Anche nella rete, però, l’interesse per le elezioni non sembra raggiungere livelli particolarmente significativi e i temi elettorali non appaiono preponderanti neppure in televisione, nonostante il consistente spazio che i palinsesti dedicano, come di consueto, all’attualità politica e in contrasto con la maggiore motivazione alla propaganda che dovrebbe animare i candidati, in ragione della possibilità concessa agli elettori di manifestare voti di preferenza.
Non si tratta di una peculiarità italiana, ma di un fenomeno comune a tutti gli Stati membri.
Inoltre, come è già avvenuto in passato, la campagna è, e prevedibilmente continuerà ad essere, in Italia come altrove, essenzialmente dominata da temi nazionali, benché l’Unione europea disponga ormai di competenze, sia in materia di indirizzo politico generale che di normazione primaria, qualitativamente superiori e insieme più numerose di quelle degli Stati membri e dei rispettivi enti sub statali.
Per altro verso tutti i sondaggi sono concordi nel prevedere un aumento della percentuale di assenteismo, a conferma di una tendenza in atto, anche in questo caso, nell’intera UE.
E’ facile giustificare questi dati con considerazioni socio-politiche sulla crisi del disegno europeo, sul deficit democratico delle Istituzioni comunitarie, ovvero sulla maggiore o minore efficacia delle campagne di comunicazione lanciate da Commissione e Parlamento europeo per promuovere presso i cittadini la consapevolezza sul ruolo delle stesse Istituzioni e sulle loro competenze.
Pur ragionevole e fondato, il ricorso a tali spiegazioni, rischia, però, di lasciare nell’ombra le cause più prossime del problema e, quindi, l’individuazione di possibili soluzioni concrete.

(segue)



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