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NUMERO 25 - 30/12/2009

Le condizioni per una civile convivenza

L’aggressione al presidente del Consiglio sembra aver pacificato il clima politico. Quel gesto e, pochi giorni prima, sempre a Milano, la dura contestazione delle autorità istituzionali in occasione del ricordo per la strage di piazza Fontana, hanno fatto capire quanto fosse ormai vicino il passaggio dalla violenza delle parole alla violenza dei fatti. I due gravi episodi dovrebbero aver riportato alle mente il problema della responsabilità degli intellettuali e, più in generale, della responsabilità per le parole usate da parte di coloro, come i politici, che svolgono una parte rilevante della propria professione attraverso le parole e che attraverso le parole si rivolgono ad un pubblico indeterminato. E’ da anni che i settori più radicali delle due coalizioni politiche esprimono disprezzo nei confronti degli avversari attraverso parole che invocano o sollecitano o richiamano la violenza contro l’altro e, più in generale, contro il diverso da sé. Le ultime settimane sono state caratterizzate da un succedersi di pronunciamenti per la individuazione del nemico interno: da un lato, l’impiegato fannullone, l’immigrato clandestino, il professore ignorante, l’intera sinistra, la Corte Costituzionale, i pubblici ministeri. Dall’altro, più semplicemente, ma altrettanto pericolosamente, il presidente del Consiglio. Non si tratta di scelte indolori. L’insistere su alcune rappresentazioni odiose dell’avversario, ripetute per pure esigenze propagandistiche, confonde, specie agli occhi dei meno smaliziati, quella rappresentazione dell’avversario con l’avversario stesso e quindi favorisce un clima di aggressione o, nella migliore delle ipotesi, di attiva discriminazione.
Questo deprimente scenario ha visto protagonista un numero ristretto di personalità politiche, ma lo spazio che questi comportamenti hanno avuto sui mezzi di informazione li ha fatti apparire, anche fuori dei confini nazionali, come il leit motiv del confronto politico tra le  due intere coalizioni. Quando si passa dalla lotta politica tra partiti alla lotta politica contro persone o categorie sociali o professioni o mondi politici, per di più in una situazione di grave crisi economica per milioni di persone, è prevedibile che nella società possano innescarsi processi di aggressione personale.... (segue)



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