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NUMERO 3 - 10/02/2010

La differenziazione degli organi di governo delle magistrature: un fenomeno da non trascurare

La creazione di strutture collegiali, più o meno rappresentative, con il compito di governare i corpi giudiziari è un fenomeno che ha caratterizzato il nostro Paese nella seconda metà del Novecento. Già nel 1946, con la riforma Togliatti, veniva istituito un Consiglio superiore della magistratura di natura almeno parzialmente rappresentativa, dotato di una serie di competenze in materia di carriera e disciplina dei magistrati ordinari. Come è ben noto, la Costituzione ha poi rafforzato notevolmente le competenze del Consiglio, stabilendo inoltre una composizione mista, con due terzi dei componenti togati ed il restante terzo di laici. A partire dal 1959 – data in cui si è data attuazione alla Costituzione anche in questo campo - il Consiglio Superiore della Magistratura ha assunto un ruolo di estremo rilievo nel nostro sistema costituzionale, diventando sempre più rappresentativo del corpo giudiziario, a mano a mano che le successive riforme elettorali hanno allargato l’elettorato “togato”.
Non c’è dubbio che il CSM vada considerato un’istituzione di successo, nel senso che è diventato col tempo un vero e proprio modello istituzionale di gestione del corpo giudiziario e di regolazione dei rapporti fra magistratura e altre istituzioni dello Stato e, in quanto tale, ha iniziato a diffondersi in molti paesi. Oggi, soprattutto in Europa, l’istituzione di Consigli giudiziari viene considerata uno dei principali strumenti per garantire allo stesso tempo l’indipendenza del giudice – e della magistratura – e le sue qualità professionali.
Nonostante il successo ottenuto a livello internazionale, il funzionamento del nostro CSM non è stato privo di critiche. Anzi, si può tranquillamente affermare che le critiche si sono infittite col tempo, a mano a mano che certe disfunzioni emergevano più chiaramente. Anche se talvolta sono state avanzate da parti interessate – che si ritenevano escluse o marginalizzate dai processi decisionali del Consiglio – non possono essere trascurate. Riassumendo un dibattito ricco ed articolato, le principali osservazioni critiche che sono state fatte al nostro CSM sono di due ordini: la prima riguarda quello che si può definire – con un’espressione un po’ sbrigativa – il “circolo vizioso della valutazione”; la seconda tocca quella che viene spesso denunciata – anche in questo caso in termini un po’ schematici – come la “politicizzazione” del Consiglio... (segue)



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