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NUMERO 1 - 12/01/2011

Prime riflessioni per un bilancio di metà legislatura con uno sguardo sull'incerto futuro prossimo

La maggioranza si era presentata ad inizio legislatura in ottime condizioni numeriche e politiche. Tuttavia due erano i suoi punti di debolezza. Tutti e due, ma soprattutto il secondo, sono rimasti e si sono aggravati.
Il primo era relativo alla genesi del Pdl, avvenuta per quote rigide tra i partiti cofondatori: 70 % per Forza Italia e 30% per Alleanza Nazionale. Un compromesso provvisorio, destinato inevitabilmente e abbastanza presto ad essere rimesso in discussione. Il Presidente del Consiglio lo ha ridiscusso di fatto, portando larga parte dell'ex Alleanza Nazionale nella propria area di gravitazione, già più di quanto non lo fosse in precedenza, e precostituendo così le condizioni di una rottura con un Gianfranco Fini marginalizzato. Quest'ultimo, però, invece di contestare lo status quo in nome di un progetto democratico di contendibilità della leadership attraverso primarie o comunque attraverso un metodo democratico e di giungere eventualmente a una rottura su tale base, presentandola positivamente per sé e per il Paese come una legittima difesa nel quadro di un completamento virtuoso della transizione del sistema dei partiti, si è sostanzialmente attestato su successive prese di posizione tattica, dalla rottura per creare una "terza gamba" della coalizione (settembre) fino a quella che lo ha portato, poche settimane dopo, precipitosamente, tra novembre e dicembre, all'opposizione. Per di più ha gestito queste oscillazioni tattiche in prima persona, con un'obiettiva contraddizione rispetto al suo ruolo istituzionale, la cui indipendenza rispetto alla mischia politica quotidiana andrebbe preservata non solo quando si dirige l'Aula. Indubbiamente questa critica è poco credibile se la espone lo schieramento politico di un Presidente del Consiglio abituato a non frequentare quasi mai le Aule delle Camere, come invece si fa nelle normali democrazie parlamentari, a cominciare da quella maggioritaria di Westminster dove la legittimazione popolare si aggiunge al (e non sostituisce il) rapporto fiduciario, ma sbaglierebbero comunque le forze di opposizione a tacere su questo problema per logiche di politique politicienne immediata, per vantaggi di parte. Il rispetto per le istituzioni precede le collocazioni e gli interessi di fazione...



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