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NUMERO 22 - 16/11/2011

Perché l'Italia deve crescere, come può crescere

Più aumentano le difficoltà di bilancio e le pressioni speculative sul debito sovrano, più la crescita è necessaria per rendere credibile la solvibilità del paese e specialmente per scongiurare pericoli di recessione che aggraverebbero ancor più il peso del debito. La crescita è quindi un imperativo, almeno in un paese altamente indebitato come il nostro. Ritmi contenuti di crescita potrebbero essere accettabili solo in paesi a basso debito (una rarità in questi tempi di tempesta!), senza perciò soccombere ai richiami dello steady state, affascinante per i detrattori del capitalismo ma anacronistico in un mondo continuamente stimolato da innovazioni e sfidato dalla globalizzazione. Se la crescita è necessaria, la sua declinazione è complessa quando viene meno una delle leve più importanti, la spesa pubblica, che deve essere drasticamente ridimensionata per far fronte ad esigenze ineluttabili di rientro da un’esposizione debitoria non più sostenibile. D’altra parte gli effetti del deficit spending sono deludenti alla prova dei fatti come dimostrano tante verifiche empiriche, da Lucas a Romer e non ultimo quella del Nobel Sargent. La ripresa richiede la creazione di un ambiente favorevole alla nascita di nuove imprese, alla crescita degli investimenti, alla aumento della fiducia dei consumatori. Inondare di danaro pubblico l’economia non raggiunge sempre gli obiettivi attesi perché tanti sono gli sprechi e le distorsioni e le inefficienze quando a spendere è un decisore che opera al di fuori del controllo del mercato... (segue)



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