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NUMERO 24 - 14/12/2011

Il Governo Monti (Napolitano): l'Unione Europea e i mercati finanziari spingono l'Italia verso un semipresidenzialismo mite

La nascita dell’Esecutivo guidato dal prof. Mario Monti verrà ricordato, certamente, per il contesto internazionale caratterizzato da una gravissima crisi economica e per la profonda sfiducia che i mercati hanno dimostrato nei confronti dell’Europa e, in special modo, dell’Italia. In questo scenario non usuale, il Presidente Napolitano, nel ruolo di supremo reggitore dello Stato, è chiamato a svolgere quel ventaglio di funzioni di controllo e di garanzia, nonché di impulso e di raccordo istituzionale tra gli organi di vertice, assegnategli dalla Costituzione, da attivare proprio nei momenti più turbolenti della vita dell’ordinamento. Del resto, l’attuale Capo dello Stato sembra perfettamente consapevole di rappresentare una sorta di “personificazione istituzionale della Repubblica”, sia sotto il profilo interno che sul versante internazionale. Come egli stesso sottolinea al Collegio d’Europa di Bruges - ancor prima dell’apertura della crisi - il vero punto di forza, anche per il nostro Paese, di fronte alla instabilità che oggi colpisce finanziariamente l’intero continente non può che essere “il convinto attaccamento dell’Italia alla storica conquista dell’euro e alla causa dell’unità europea”.
Con una ferma presa di posizione (mi riferisco al monito rivolto nei confronti di alcuni leaders europei in occasione delle “inopportune e sgradevoli espressioni pubbliche – a margine di incontri istituzionali tra i capi di governo – di scarsa fiducia negli impegni assunti dall’Italia”) il Presidente Napolitano interpreta il ruolo di rappresentante dell’unità nazionale, esprimendosi con una voce sola a presidio della credibilità di tutte le istituzioni del nostro Paese. Del resto, la formula costituzionale contenuta nel 1° comma dell’art. 87 serve, segnatamente, a precisare che il Capo dello Stato costituisce il simbolo dell’unità della società italiana, prescindendo da ogni appartenenza politica e territoriale.
 Ma nello stesso tempo egli si fa garante, al cospetto dell’intero continente, dell’impegno dell’Italia a compiere “tutte le scelte necessarie per ridurre il rischio a cui sono esposti nei mercati finanziari i titoli del nostro debito pubblico” e rilanciare la crescita economica. La preoccupazione per l’andamento della crisi finanziaria è al centro dei pensieri del Quirinale già nello scorso mese di agosto, allorchè con una nota sollecita, dichiarandosene in attesa, il Consiglio dei Ministri ad adottare le deliberazioni necessarie “per far fronte ai gravi rischi emersi per l’Italia in conseguenza delle tensioni sui mercati finanziari”... (segue)
 



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