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NUMERO 11 - 30/05/2012

La dimensione europea dei servizi di interesse economico generale

Nel delineare il titolo di questo editoriale si era pensato di collegarlo alla dimensione europea del servizio pubblico. Questo avrebbe reso ancor più evidente il suo oggetto ed avrebbe soprattutto da subito focalizzato il discorso sulle ricadute che riguardano l’ordinamento nazionale. A prevalere è stata invece la nozione, di stretta origine comunitaria come sappiamo, di servizio di interesse economico generale (SIEG). In questo modo si vuol sottolineare il modo in cui un istituto europeo, con il proprio bagaglio di principi e regole, è venuto a sovrapporsi ai rispettivi regimi degli Stati membri, provocandone mutamenti e generando un forte effetto di armonizzazione. Mutamenti ed armonizzazione sono infatti i precipitati di questa vicenda, a forte “imprinting comunitario”. La disciplina comunitaria sui servizi di interesse economico generale si è sviluppata nel corso del tempo sino a formare un corpo di regole che stabiliscono il modo in cui devono assestarsi i rapporti tra mercato, da una parte, e prestazioni pubbliche, dall’altra. Essa serve, in altre parole, a stabilire in qual modo debbano esser distribuiti i compiti tra mercato e Stato. Nel perseguire questo obiettivo, il diritto europeo è dovuto intervenire su sistemi legali nazionali, dato che questi avevano criteri molto differenti per definire questo equilibrio; basti pensare alle diversità tra il regime del service public francese e il modo in cui nel Regno Unito è concepita la citizenship nel suo rapporto col mercato. Sicché i mutamenti interni sono stati tanto diversi, di Stato membro in Stato membro, quanto significativi. Parimenti, la disciplina dei SIEG, formatasi attraverso i contributi della Commissione e dei giudici comunitari (e successivamente anche dei giudici nazionali), ha mantenuto una sua omogeneità ed è proprio questo che le ha permesso di raggiungere un alto grado di armonizzazione. Una armonia d’insieme, si noti, che si è raggiunta nonostante il settore rimanga molto sensibile sul piano “politico” (i contrasti originari all’epoca del Trattato di Roma tra visioni pubblicistiche e “sociali” e visioni fortemente liberali non a caso si sono ripetuti nei lavori dedicati al progetto di Costituzione europea) e nonostante quindi rimangano sul tappeto non poche tensioni su come i SIEG debbano essere declinati sul territorio nazionale, su dove debba esser fissata l’asticella che separa mercato ed intervento pubblico, su come essi possano esser finanziati, specie negli anni della grande crisi... (segue)



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