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NUMERO 3 - 06/02/2013

Una campagna eccezionale. La politica vecchia e nuova alla prova della battaglia elettorale

L’Italia politica della Seconda Repubblica è stata travolta da un terremoto potenzialmente capace di effetti più rilevanti della stessa vicenda di Tangentopoli. Il cambiamento coinvolge tutti i livelli a cui la politica si presenta alla società: la forma partito, gli apparentamenti, i personaggi (quella che un tempo si sarebbe chiamata selezione delle élite e che oggi è più corretto chiamare casting politico) e gli stessi stili di comunicazione. In altre parole, la dimensione più accreditata della politica, che è quella di presentare nel tempo offerte tutto sommato stabilizzate, al punto di legittimare la celebre formula del rituale politico, si scontra con cambiamenti molto più profondi e vistosi delle poche persistenze. Cambia lo scenario, e tutti i punti di riferimento tendono comunque a riverniciarsi con importati aspetti di novità. È anche singolare che, nel giro di vent’anni, la politica italiana per ben due volta sia costretta a sottoporsi a un così drastico ridisegno architettonico e comunicativo. Si può ipotizzare che già questo sia un indicatore chiaro di una forte vulnerabilità, se non di un fallimento, della politica della Seconda Repubblica. Gli esperti di storia politica recente potrebbero obiettare che già la celebre discesa in campo di Berlusconi abbia costituito una secca trasformazione degli scenari, ma quel che sta succedendo nell’ultimo biennio presenta una differenza strutturale: il cambiamento riguarda, infatti, sia le aree tradizionali che quelle innovative della politica italiana, dalla destra alla sinistra, con le loro inevitabili varietà interne, e senza trascurare il centro dello schieramento. Bisogna, però, descrivere le sabbie mobili del cambiamento italiano con toni più bruschi: in Italia, ogni scadenza elettorale si presenta come una rivoluzione, piccola o grande, e l’insieme di questi cambiamenti, lo stress a cui sottopongono una politica già messa in difficoltà dalla rincorsa ai linguaggi compulsivamente nuovi dei media, incide necessariamente in termini di stabilità sull’architettura stessa della democrazia italiana... (segue)



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