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NUMERO 1 - 08/01/2014

2014: anno di elezioni o di riforme? Breve promemoria sui tempi e sui contenuti

Il governo Letta, in carica dal 27 aprile 2013, dopo la lunga fase di stallo successiva alle elezioni politiche del 24-25 febbraio, concluse senza un vincitore, e alla rielezione come Capo dello Stato del Presidente uscente sen. Giorgio Napolitano in data 20 aprile, ha ricevuto l'11 dicembre 2013 una rinnovata fiducia parlamentare a conclusione di una serie significativa di eventi istituzionali. Si possono mettere in fila, infatti, negli ultimi 40 giorni del 2013: l'elezione di Renzi alla segreteria del Pd (ottenuta nelle primarie dell'8 dicembre e confermata nell'assemblea del Pd del 15 dicembre); la decadenza di Berlusconi dal Senato (27 novembre); la creazione di un nuovo partito di centro-destra, che ha rinnovato l'appoggio al governo Letta (7 dicembre); la riorganizzazione intorno a Berlusconi della originaria Forza Italia, poi uscita dalla maggioranza (26 novembre); la decisione della Corte costituzionale di incostituzionalità della vigente legge elettorale (il cui esito è stato "comunicato" il 4 dicembre); e, infine, l'ormai certificato abbandono (12 dicembre 2013, alla quarta lettura del testo) della procedura derogatoria dell'art. 138 (procedura che, come si vedrà più avanti, forse avrebbe avuto un senso per evitare attitudini centrifughe e rischi di incoerenza sistemica, ma per la quale non mi ero mai stracciato le vesti, né in positivo, né in negativo, tant'è che nel dibattito un po' surreale su questo tema non si trova alcun mio intervento). È così possibile pensare - e soprattutto sperare - che nel 2014 potrebbe diradarsi la nebbia politico-istituzionale nella quale il governo si era trovato all'inizio della sua avventura. In quella nebbia si era trovato a lavorare anche il gruppo degli esperti per le riforme costituzionali, nominato dal Presidente del Consiglio il 3 giugno 2013: in mancanza di una chiara e netta indicazione di scelte politiche, gli "esperti" avevano dovuto esaminare e presentare (quasi) tutte le possibili soluzioni istituzionali, non potendo certo essere loro ad effettuare quelle scelte che la "politica" non aveva compiuto. Nonostante la "nebbia", una relazione organica è stata consegnata al Presidente del Consiglio dei Ministri il 17 settembre 2013; dal testo emergono numerosi profili di ampia condivisione e altri su cui la Commissione ha prospettato diverse soluzioni, la scelta tra le quali - naturalmente - sarebbe spettata al decisore politico. Da allora, cioè quasi quattro mesi fa, il compito della Commissione è terminato: ma la discussione sulle riforme è rimasta assolutamente ferma, pur se è convinzione comune che l'Italia necessita di alcune riforme istituzionali (almeno sul superamento del bicameralismo, sulla riduzione del numero dei parlamentari, sull'abolizione delle Province, sulla riscrittura del Titolo V, è difficile sentire voci contrarie) per poter funzionare meglio e superare le continue situazioni di stallo decisionale che tormentano la nostra vita politica... (segue)



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