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NUMERO 9 - 30/04/2014

L'esperienza del federalismo svizzero

La Svizzera nasce nel XIII secolo come un’alleanza tra Cantoni che soltanto diversi secoli dopo si doteranno di strutture permanenti. Per secoli essa fu dunque Confederazione nel senso etimologico e pieno del termine, malgrado impropriamente essa abbia mantenuto questa denominazione fino ai giorni nostri. Fino alla fine del ‘700, i rappresentanti dei Cantoni non avevano struttura decisionale comune che le riunioni periodiche dei loro delegati, le cosiddette Diete. Ci volle Napoleone, nel 1798, per fare di questo insieme di Cantoni una repubblica, la Repubblica Elvetica, sul modello centralistico francese. Nella sua lungimiranza, egli vide tuttavia subito che un tale modello poco si addiceva alla realtà della Svizzera e al carattere delle popolazioni. Vale la pena di citare un estratto dalla lettera che egli scrisse nel 1802 ai Delegati dei cantoni svizzeri: “La Natura ha fatto il vostro Stato federale, volerla conquistare non può essere di un uomo saggio“. Soltanto cinque anni dopo la creazione della Repubblica unitaria, nel 1803, con l’Atto di Mediazione egli ripristinò dunque i Cantoni, dando nel contempo alla Confederazione una Costituzione. Si dovette passare in seguito per una guerra civile nel 1847 tra cantoni protestanti e cattolici per pervenire alla Costituzione federale e liberale del 1848 e così alla fondazione della Svizzera moderna. La successiva Costituzione del 1874 segnò il passaggio da una democrazia rappresentativa ad una semidiretta, dove il voto popolare (referendum e più tardi iniziativa popolare) giocano il ruolo che si conosce a tutt’oggi. La revisione costituzionale totale del 1999, infine, non portò modifiche istituzionali, ma consiste in una riscrittura all’altezza dei tempi della Carta, articolando in maniera esplicita i diritti fondamentali... (segue)



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