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NUMERO 12 - 17/06/2015

Rilanciare il progetto di Roma Capitale

Le vicende portate all'attenzione della stampa dai recenti arresti romani di questi giorni troveranno infine una valutazione giudiziaria, oltre che mediatica. E avranno i loro - si spera brevi - tempi. Rimane - come ha recentemente sottolineato Sabino Cassese - una grave questione istituzionale: cosa fare di una città che appare sfiduciata, come ridare al Paese una Capitale. E la risposta deve permettere di discutere di idee e di progetti, non di persone, anche se naturalmente le istituzioni camminano sulle gambe delle persone fisiche. Una prima, significativa linea di riflessione ce la offre proprio la Costituzione, questa volta non nel suo testo originario, bensì nella pur tante volte criticata riforma del Titolo V del 2001: nel terzo comma dell'art. 114 si legge che "Roma è la Capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento". Si tratta in verità di un tema radicato nel dibattito e nella storia del Paese, che non era mai approdato fino al 2001 ad un ancoraggio costituzionale per ragioni legate alla vicenda storica italiana: la volontà di non esaltare il ruolo di Roma come caput mundi; il tradizionalmente complicato rapporto dello Stato italiano con Roma intesa come "centro della cristianità"; il timore di rievocare l'esperienza fascista del Governatorato di Roma. Ma anche una volta che  la difficoltà dell'inserimento del tema in Costituzione è stata superata, l'attuazione della disposizione è però ricaduta nuovamente nella incertezza. Di Roma Capitale, delle modalità di attuazione di questa innovativa - e apparentemente condivisa - scelta costituzionale, non se ne è mai parlato autonomamente, dedicando ad essa uno specifico capitolo della discussione politica e istituzionale, ma solo in strumentale collegamento con altri temi e altre  vicende. E infatti la prima attuazione dell'art. 114, terzo comma, della Costituzione è contenuta nella legge sul federalismo fiscale del 2009: lì, per bilanciare una teorica apertura ad una maggiore autonomia di entrate e di spese degli enti territoriali, si prevedeva un regime peculiare del Comune di Roma, in quanto Capitale della Repubblica. Poi, però, poco si è fatto: la sintonia allora esistente tra le maggioranze comunale e regionale, ambedue di centro-destra, ha spinto invece verso una ambigua sopravvalutazione del ruolo della Regione nella progettazione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento di Roma Capitale, errore di impostazione che rimane quasi sempre presente nelle prospettazioni di parte regionale. Il secondo tentativo di attuazione è contenuto nella recentissima legge Delrio: qui la scelta - sbagliata, come ormai viene riconosciuto da più parti - è stata quella di "schiacciare" il possibile ruolo di Roma Capitale nella generica dimensione di una Città metropolitana tra le altre. Ma è difficile far qualcosa per la Capitale se lo strumento istituzionale prescelto accomuna Roma a Bologna o Reggio Calabria. Per fare un esempio concreto, lo Statuto della Città metropolitana di Roma Capitale non è cosa che possa essere lasciata alla discussione di qualche decina di consiglieri comunali di Roma e provincia, ma è questione che deve coinvolgere il livello nazionale, visto il ruolo che la Capitale è destinata a giocare nei rapporti internazionali, ovvero viste le scadenze che in temi brevi (il Giubileo) o medi (la candidatura e, sperabilmente, le Olimpiadi 2024)  la Capitale  è destinata ad affrontare. Come è stato sottolineato da più parti, Roma ha certo bisogno di un nuovo patto per lo sviluppo e la legalità, che coinvolga attori politici, culturali, sociali, economici: ma questo patto si deve collegare ad una rinovellata discussione sui progetti istituzionali. Si deve allora ripartire dalla attuazione della norma costituzionale relativa a Roma Capitale e i modelli sul tappeto possono essere diversi: da quello del Comune speciale, a quello della Città metropolitana, da quello della Regione speciale, a quello dell'ente con uno spiccato rapporto con le istituzioni centrali. La cultura può porre sul tappeto questa esigenza di discussione istituzionale, anche formulando diverse ipotesi; la politica deve decidere tempi, strumenti e persone per la discussione, la scelta e l'attuazione: e in questo senso va la proposta avanzata dal Presidente dei Senatori PD Luigi Zanda di una legge per Roma Capitale. È ciò vale tanto per più per un Governo che ha giustamente fatto delle riforme costituzionali uno dei perni della sua azione di rinnovamento.

 



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