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NUMERO 18 - 21/09/2016

Il Bail-in paradigma dell'eterno conflitto tra Stato assicuratore e Stato regolatore

  La direttiva 2014/59/UE del Parlamento e del Consiglio, adottata il 15 maggio 2014, ha rafforzato in Europa un quadro giuridico ed economico-finanziario di risanamento degli enti creditizi e delle imprese di investimento, denominato Bank Recovery and Resolution Directive. Tale direttiva europea è stata recepita dall’ordinamento interno con d.lgs 16 novembre 2015, n. 180. Il provvedimento (c.d. bail-in) ha quale obiettivo primario quello di gestire la crisi delle banche e la ristrutturazione del sistema finanziario-creditizio, con oneri da parte di azionisti, creditori, correntisti, senza ricorrere - o eventualmente soltanto in via subordinata - ­  ad aiuti di Stato. In tal senso, il provvedimento si propone di non violare la regola della concorrenza e di risolvere le crisi all’interno del mercato, senza gravare sulla collettività, secondo un evidente richiamo a modelli di governance economico-finanziario, dotati di una certa flessibilità applicativa. Come cercheremo di dimostrare nel corso dell’articolo, il modello del  bail-in costituisce, rispetto alla stagione precedente, ovvero quella del salvataggio delle banche attraverso l'intervento pubblico (2008-2011), con il quale Spagna, Irlanda, Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti  avevano abbondantemente puntellato il proprio sistema bancario, una profonda rottura sul piano del metodo, degli strumenti e delle finalità. Infatti,  il bail-in , in merito al salvataggio delle banche (ma in Germania si propone di applicare lo stesso concetto anche ai debiti sovrani), rappresenta la chiusura (rectius rottura) di quella breve stagione che si potrebbe dire dello “Stato assicuratore” (2008-2011), nella quale la funzione dello Stato diventa quella di assicuratore di ultima istanza nel settore finanziario. Un modello risorto con la crisi finanziaria e che aveva evidenziato tutti i limiti dello “Stato regolatore”, fino a quel momento ritenuto, per un’ampia letteratura giuridica ed economica, strumento salvifico dei processi economici. L’idea di fondo, dopo la crisi del 2008, parte dal presupposto che se i fallimenti del mercato nell'economia industriale erano stati risolti, dal'29 in poi, attraverso l'intervento diretto dello Stato nella produzione, i fallimenti dei mercati finanziari si sarebbero risolti attraverso la garanzia prestata dallo Stato di immettere liquidità nel sistema in crisi: da qui i piani di salvataggio con risorse pubbliche delle banche e degli Stati (immissione di liquidità nel sistema finanziario che molto spesso è stata pagata al prezzo di lunghi anni di austerity). Oggi questa fase sembra chiusa, e il bail-in ne rappresenta una delle prove. Sembrerebbe essere ritornati, seppur con molte contraddizioni, che saranno messe in evidenza nel corso del lavoro, allo Stato regolatore, ad una dimensione ordoliberale della concezione del rapporto tra diritto pubblico e  mercato... (segue) 



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