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NUMERO 21 - 02/11/2016

La riforma delle società pubbliche e dei servizi di interesse economico generale: letture incrociate

  Come è noto, sono in corso di approvazione la legge per il governo e la gestione del servizio idrico integrato ed il decreto delegato sui servizi pubblici locali (cd. testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale). Due testi che hanno ad oggetto entrambi la disciplina di servizi a rete di interesse economico generale (il primo di settore, il secondo di carattere generale) e che, pertanto, vanno letti ed interpretati congiuntamente. Ma l’auspicio, innanzitutto, è che il legislatore ordinario ed il legislatore delegato provvedano a redigere testi armonici e coordinati tra loro. In questo scenario in itinere in data 10 agosto u.s. è stato approvato dal Consiglio dei ministri il cd. decreto Madia, d.lgs. n. 175/2016, pubblicato in G.U. n. 210 del 8 settembre 2016, che ridisegna il settore normativo che regola le società pubbliche (testo unico in materia di società a partecipazione pubblica). E’ evidente che tale testo, ancorché avente ad oggetto la natura giuridica dei soggetti-gestori piuttosto che le modalità di affidamento, influenzerà, pur sempre, la governance del servizio pubblico locale. Se è dato rinvenire un fil rouge all’interno di tali interventi normativi, questo è rappresentato, sullo sfondo, dalla volontà di determinare ed attuare un indirizzo politico del governo non sintonico con gli esiti del referendum del 2011, relativo ai servizi pubblici locali di rilevanza economica. Più in generale, il quadro d’insieme delle suddette normative pone in essere un modello politico-legislativo incentrato sulla regola della concorrenza e sulle privatizzazioni o, comunque, in senso più ampio, sull’obiettivo, anche indotto da esigenze di natura finanziaria, di ridurre gli spazi ai soggetti di diritto pubblico, alle società pubbliche, agli affidamenti diretti; di limitare la possibilità per le amministrazioni locali di derogare alla gara, tenendo conto, “caso per caso”, come previsto dal diritto europeo, della peculiarità del servizio erogato, in ordine ad esigenze economiche, sociali, territoriali. Tra gli obiettivi, in maniera più o meno esplicita, del disegno normativo complessivo vi è quello di condurre prioritariamente la gestione dei servizi di interesse economico generale nell’alveo del mercato e della concorrenza, privilegiando gestioni che valorizzino imprese private scelte con gara europea.  Sintomatico è il portato dell’art. 33 dello schema di decreto legislativo sui servizi pubblici locali di interesse economico che considera il ricorso al mercato come un criterio di preferenza per l’attribuzione di risorse pubbliche. E’ in corso, dunque, un ampio processo normativo che inciderà sulla natura giuridica dei soggetti, sulle procedure di affidamento e sulle modalità di gestione dei servizi pubblici locali. I tre testi, presi in esame nell’articolo in oggetto, risulterebbero ispirati dagli stessi principi, quali la liberalizzazione, la concorrenza, le privatizzazioni, configurando, nel loro complesso, un modello tendenzialmente omogeneo, ma antinomico rispetto alle aspettative post-referendarie e agli scenari non mercantili da essi disegnati... (segue)



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