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NUMERO 3 - 08/02/2017

Profili soggettivi e oggettivi della giustizia amministrativa: il confronto

Le riflessioni, ormai periodicamente riproposte su questa Rivista, sul ruolo (assolutamente fondamentale) spettante alla giustizia amministrativa per la tenuta del sistema costituzionale democratico e, dunque, non solo per un’effettiva garanzia della tutela giurisdizionale nei confronti dei pubblici poteri (valore irrinunciabile in uno Stato di diritto), ma, anche, per un’effettiva realizzazione del principio – costituzionale ed euro-unitario – di buona amministrazione (indissolubilmente legato alla garanzia del rispetto della legalità), hanno indotto a cercare un confronto tra la disciplina e l’esperienza italiana e quelle degli ordinamenti francese e tedesco su alcuni istituti e profili che, anche alla luce delle recenti riforme, appaiono maggiormente problematici ai fini dell’effettiva salvaguardia di detto ruolo, rischiando pericolose derive verso una sua lenta, ma inesorabile, dequotazione a favore di rimedi inidonei ad offrire le medesime garanzie. Lo Stato costituzionale di diritto non può dirsi veramente tale se non offre agli amministrati la concreta possibilità di rivolgersi a un giudice terzo e imparziale che assicuri che i pubblici poteri si muovano entro i binari della legalità. Significativamente, la nostra Costituzione affida (all’art. 100) al Consiglio di Stato (e dunque al sistema giurisdizionale amministrativo) il compito di “assicurare la giustizia nell’amministrazione” e i giudici amministrativi devono fare ogni sforzo per assolverlo al meglio, opponendosi con fermezza a qualsiasi tentativo, diretto o indiretto, di ridurne la portata. La dottrina, dal canto proprio, deve offrire il suo massimo apporto, dedicando massima attenzione ai profili della tutela giurisdizionale contro gli atti delle pubbliche amministrazioni (e dei soggetti ad esse equiparati). Di qui l’utilità delle “Giornate sulla giustizia amministrativa”, nel solco della tradizione senese avviata e portata avanti da oltre dieci anni da Fabio Francario in memoria di Eugenio Cannada Bartoli (e, lo scorso anno, di Leopoldo Mazzarolli, entrambi autorevoli studiosi della materia), che, spero, possano svolgersi con cadenza periodica anche nell’Università di Roma TRE. La comparazione, anche in considerazione delle più recenti riforme, verterà principalmente, sui temi del:  

- termine per ricorrere [con particolare riferimento alla decorrenza dalla conoscenza dell’atto o da quella del vizio e alla rilevanza della percezione della effettiva lesività]; - ricorso incidentale [con particolare riferimento al rapporto con il ricorso principale ai fini della sua disamina e dei termini per la sua proposizione]; -   principio della domanda [con particolare riferimento all’autonomia e discrezionalità del giudice nell’integrazione dei motivi e delle eccezioni e nell’adozione di pronunce d’ufficio]; -  tutela cautelare [con particolare riferimento ai limiti per ragioni d’interesse pubblico]; risarcimento del danno [con particolare riferimento ai suoi limiti e presupposti e ai termini per l’azione]... (segue)



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