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FOCUS - Human Rights N. 3 - 29/12/2017

 Prime note sul Protocollo africano sui diritti delle persone anziane

In linea con i più recenti orientamenti a livello universale e le iniziative a carattere normativo, già intraprese in alcuni contesti regionali, prosegue il lento cammino di rafforzamento della tutela internazionale della terza età. Il 31 gennaio 2016, infatti, la Conferenza dell’Unione Africana, organo supremo dell’ente, ha adottato un Protocollo opzionale alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, designato specificamente per la promozione e la protezione dei diritti delle persone anziane. L’Unione Africana si configura così come la seconda organizzazione internazionale regionale che, in ordine cronologico, ha avvertito la necessità di accrescere il livello di tutela degli anziani, spesso vittime anche di discriminazioni multiple, attraverso l’elaborazione e successiva adozione di un apposito strumento di natura pattizia. Organizzazione internazionale che, peraltro, come si avrà modo di osservare nel prosieguo dello studio, già vanta una serie di misure, anche di natura specifica, nella materia considerata. In termini generali, l’iniziativa normativa dell’Unione Africana non appare sorprendente, almeno per tutti coloro che hanno avuto modo di studiare ed approfondire il sistema africano di tutela dei diritti umani; un sistema certamente “giovane”, rispetto ad altri, ma in rapida e continua evoluzione, peraltro, con un’attenzione peculiare volta alla promozione e protezione dei diritti di specifici gruppi si soggetti (come ad esempio donne, minori, sfollati interni, etc.). Ed è proprio in quest’ultimo contesto normativo che si colloca il citato Protocollo sulla tutela delle persone anziane. Protocollo che trae origine, come indicato espressamente nel Preambolo, dall’aumento «[..] in the number and needs of Older Persons in Africa» e dunque dalla necessità che i governi africani predispongano «[…] urgent measures aimed at addressing these needs […]». Sotto il profilo quantitativo, infatti, secondo recenti dati resi disponibili dalle Nazioni Unite, il numero delle persone anziane, intendendosi con tale termine «people aged 60 years or over», era di circa «64 million in 2015»; numero stimato in crescita per gli anni successivi. In chiave comparativa, nel complesso, va segnalato che la consistenza della popolazione anziana in Africa risulta relativamente inferiore rispetto ad altre aree geografiche, come ad esempio il Nord America o l’America Latina e Caraibi, nonché nettamente più bassa con riferimento all’Asia, ma, in ogni caso, si tratta di cifre significative che confermano l’indubbia “centralità” del tema. Si tratta infatti di dati sui quali occorre riflettere soprattutto in relazione al regime di protezione che può e deve essere accordato nei confronti della predetta popolazione. Ciò premesso, il presente studio si propone di fornire una lettura critica del Protocollo africano, in particolare, per quanto attiene alla catalogazione dei diritti, senza ovviamente trascurare il sistema di garanzia. Sul piano metodologico, l’esame del Protocollo, sarà preceduto da un breve inquadramento sulla tutela dei diritti degli anziani nel sistema africano dei diritti umani, tenuto conto del fatto che specifiche norme al riguardo sono già contenute in altri strumenti normativi, anche a carattere vincolante, che tutelano i diritti umani in generale, nonché i diritti di specifici gruppi di individui... (segue)



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