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NUMERO 6 - 14/03/2018

 Cronaca costituzionale della 'vicenda delle borse di plastica'

È affermazione diffusa in dottrina che l’intervento delle commissioni parlamentari in seno al procedimento di formazione dei decreti legislativi, pur consentendo alle Camere di recuperare un significativo potere d’indirizzo nell’adozione delle riforme affidate alla delega, renda difficoltosa l’imputazione della responsabilità politica per le determinazioni assunte. In effetti, mentre nella scansione bifasica prefigurata dall’art. 76 Cost. è abbastanza agevole separare la responsabilità del delegante da quella del delegato, in quella trifasica sviluppatasi nella prassi attraverso il “limite ulteriore” dei pareri parlamentari i processi decisionali diventano assai meno nitidi: i contenuti del decreto legislativo sono il prodotto di un’attività di redazione “a quattro mani”, cui concorrono in modo indistinto Governo e Parlamento, maggioranza e opposizioni. Altrettanto certo è che, là dove si tratti di deleghe disposte per l’attuazione del diritto europeo, specie agli occhi dell’opinione pubblica la responsabilità politica degli organi legislativi nazionali tende sovente a traslarsi, o quanto meno si presta ad essere traslata, sulle istituzioni sovranazionali. Di questi due assunti offre una paradigmatica esemplificazione la recente vicenda delle borse di plastica fornite ai consumatori, di cui l’art. 9-bis del d.l. n. 91 del 2017 ha imposto l’obbligatoria onerosità. Su di essa, peraltro, si innestano anche ulteriori elementi di complessità, che spaziano dai limiti al potere d’emendamento in sede di conversione dei decreti-legge all’efficacia normativa delle deleghe inattuate. Da questa prospettiva, il caso offre alla riflessione dello studioso, e prima ancora del cittadino, un singolare e inestricabile groviglio di responsabilità, sul quale merita soffermare l’attenzione... (segue)



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