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NUMERO 11 - 23/05/2018

 La lingua italiana: patrimonio culturale da preservare e valorizzare

Qualche settimana fa, il Consiglio di Stato ha concluso la vicenda cominciata con il ricorso promosso da un centinaio di docenti del Politecnico di Milano avverso la delibera del Senato accademico con la quale erano stati attivati corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca esclusivamente in lingua inglese. La questione veniva sottoposta, in primo grado, al Tribunale amministrativo lombardo che dava ragione ai ricorrenti con una sentenza successivamente appellata dal Politecnico e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Nel frattempo, il supremo Consesso amministrativo sollevava con ordinanza questione di legittimità costituzionale e la Consulta pronunciava una sentenza interpretativa di rigetto contenente un vero e proprio messaggio culturale, poi, recepito dal Consiglio di Stato. Sia sulla pronuncia del Giudice di prime cure, sia su quella della Corte costituzionale, molto si è scritto e moltissimo si è detto: si sono organizzati convegni e seminari sul tema, ne hanno parlato illustri giuristi, linguisti, filologi e politici; ne hanno discusso i mezzi di comunicazione, confrontandosi e scontrandosi le posizioni dei difensori della lingua italiana con le perplessità di chi, invece, ha ritenuto anacronistica la decisione alla quale si è pervenuti. Tutte le sentenze richiamate hanno in comune, tuttavia, un punto condivisibile: si tratta proprio di quel messaggio culturale secondo cui la lingua italiana è parte del patrimonio culturale in quanto vettore della storia della comunità nazionale, dev’essere difesa da ogni singolo parlante e valorizzata perché indispensabile alla consapevolezza ereditaria, alla ricostruzione identitaria e all’analisi dei processi antropologici e perché grande veicolo di cultura. Con questo lavoro, dunque, al di là della scelta operata dalla giurisprudenza, si tenterà di mettere in luce quegli elementi che consentono di interpretare le pronunce citate non tanto come una spinta verso una limitazione e una chiusura alle lingue straniere, quanto, piuttosto, come un monito (e, insieme, una possibilità) per la valorizzazione della lingua italiana… (segue)



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