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NUMERO 13 - 20/06/2018

 Diritti e libertà alla prova dell'economia della condivisione

La c.d. “Sharing Economy” o “economia della condivisione” (di seguito EdC) è un modello di economia circolare di recente diffusione in cui professionisti, consumatori e cittadini mettono a disposizione competenze, tempo e beni per la creazione di legami che si basano sull’utilizzo delle nuove tecnologie in modo relazionale. Tale modello, nato in via del tutto autonoma e diffusosi capillarmente sul territorio, risulta ad oggi non regolamentato in molti Paesi, benchè si tratti di un fenomeno di gigantesche proporzioni (come rilevato dalla Commissione europea che ha citato un recente studio secondo cui l’EdC è potenzialmente in grado di accrescere le entrate globali dagli attuali 13 miliardi di euro circa, a 300 miliardi di euro di qui al 2025). Proprio perché tale modello presenta caratteri totalmente innovativi (quali l’uso intensivo e su vasta scala delle tecnologie digitali e della raccolta dati e l’utilizzo delle piattaforme), non può essergli applicata, nemmeno in via analogica, la legislazione vigente. Da qui la necessità di una regolamentazione ad hoc, come richiesto sia a livello europeo che mondiale. Tuttavia, un’eventuale disciplina del fenomeno pone non pochi problemi, poichè il modello EdC: a) intreccia competenze e materie afferenti a più soggetti istituzionali, come la concorrenza, il mercato interno, la fiscalità e la tutela dei consumatori; b) comporta la necessità di distinguere tra le diverse forme di economia della condivisione che intervengono in più settori (turismo, agroalimentare, trasporti, ecc.); c) pone in discussione i modelli macroeconomici tradizionali che stabiliscono una chiara distinzione tra consumatori e produttori; d) mette in primo piano le relazioni, la reputazione, la fiducia sociale e altre motivazioni non economiche che diventano uno dei principali fattori propulsivi di tali mercati. Soprattutto tale modello, mettendo in primo piano l’intima connessione che sussiste fra il mercato, la tecnologia e il diritto, impone un ripensamento delle tradizionali forme statiche di regolamentazione, come rilevato anche dalla Corte Costituzionale italiana, secondo cui «l’evoluzione tecnologica, e i cambiamenti economici e sociali conseguenti, suscitano questioni variamente discusse non solo nelle sedi giudiziarie, ma anche presso le autorità indipendenti e le istituzioni politiche, per la pluralità degli interessi coinvolti e i profili di novità dei loro intrecci» (Corte Cost., sentenza n. 265/2016). Dall’analisi comparata delle normative adottate in alcuni Paesi, emerge un quadro normativo frastagliato e indefinito che impone una riflessione “per blocchi” comparando, da un lato, l’approccio europeo al fenomeno (esaminando, a tal fine, seppur in modo riassuntivo, le soluzioni normative adottate in Olanda, Francia, Regno Unito, Portogallo, Germania, Svezia, Spagna e Italia) e, dall’altro, l’approccio latino-americano (con riferimento, principalmente, al Brasile e all’Argentina). La decisione di procedere in tale direzione è dettata principalmente da due ordini di ragioni: in primo luogo, l’Edc ha effetti che superano la dimensione nazionale e al contempo impattano sulle realtà locali, cosicchè risulta opportuno studiare come si evolvono le rispettive dinamiche sia all’interno di ogni Stato, che oltre i confini nazionali, ma nella medesima area geografica data la facilità di movimento di persone, interessi, attività. In secondo luogo, la scelta di prendere in esame i Paesi dell’Unione europea e quelli del latino-america si fonda su motivazioni che attengono al contesto socio/economico e anche costituzionale di riferimento. Nel primo caso, si tratta infatti di comparare territori e realtà economiche in cui l’Edc si è diffusa a livello esponenziale e più che in altri Paesi; nel secondo caso, si ha a che fare con ordinamenti che garantiscono un diverso livello di tutela delle libertà costituzionalmente riconosciute a partire da quelle connesse al libero mercato. Pertanto, è interessante comprendere come un intervento normativo in materia venga diversamente modulato anche a seconda dei diritti che, in ragione dell’Edc, risultano incisi e/o limitati. L’esame comparato delle normative adottate (o non-adottate) dai paesi presi a modello consente di individuare 3 diversi modelli di regolazione del fenomeno basati su un insieme di macro-caratteri comuni a tutte le esperienze esaminate. Si tratta, è bene precisarlo, di una classificazione puramente finalizzata a semplificare il ragionamento, non avendo alcuna pretesa di esaustività e, men che meno, alcuna pretesa di esaminare nel dettaglio le singole normative adottate. L’obiettivo del presente lavoro è, quindi, quello di verificare, da un lato, le caratteristiche essenziali delle normative adottate e, dall’altro, la compatibilità tra le norme adottate e il complesso mercato dell’Edc tenendo presente, tra l’altro, che non esiste ancora una definizione esaustiva che racchiuda tutte le declinazioni dell’EdC e che, anche per questo, nel presente lavoro ci si limiterà ad esaminare il caso del trasporto di persone (Uber) e il caso dell’alloggio o locazione a breve termine (Airbnb)… (segue)



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